La Polonia ha scoperto almeno quattro tunnel sotterranei che hanno permesso l’arrivo di centinaia di migranti dalla Bielorussia in un tentativo di quello che, da oltre 5 anni, da prima cioè dello scoppio della guerra in Ucraina, viene visto come un capitolo della guerra ibrida dichiarata contro l’Europa da Mosca, di cui Minsk è il principale proxy.
L’ultimo dei tunnel, il più grande, è stato scoperto a dicembre scorso nei pressi del villaggio di Narewka e ha permesso il passaggio di circa 180 migranti, provenienti principalmente dall'Afghanistan e dal Pakistan, tutti puntualmente arrestati una volta emersi dal lato polacco.
«Le misure di sicurezza fisiche ed elettroniche alle frontiere, come le telecamere termografiche e i sistemi di rilevamento, ci consentono di reagire immediatamente a qualsiasi tentativo di violazione dei confini statali, anche sotterranei», ha confermato al Telegraph il tenente colonnello Katarzyna Zdanowicz, delle forze di frontiera polacche.
Il tunnel era alto 1,5 m con l’ingresso sul lato bielorusso nascosto in una foresta e si estendeva per circa 50 metri sul lato bielorusso del confine e per 10 metri sul lato polacco. Un filmato mostra una struttura stretta simile a un cunicolo, con puntoni di cemento fissati ai lati per impedirne il crollo. Gli esperti militari polacchi sostengono che Minsk potrebbe aver utilizzato specialisti provenienti dal Medio Oriente con «un alto livello di competenza» per progettare tali cunicoli, come membri di Hamas, di Hezbollah, o perfino dello Stato Islamico.
Ma quel che è certo è che la Bielorussia ha iniziato a usare i migranti come tecnica di pressione contro la Ue già nel 2021 quando fu lo stesso presidente Lukashenko a incoraggiarne il flusso, una mossa alla quale la Polonia reagì costruendo un muro di recinzioni e dispiegando al confine migliaia di soldati. Ciò non ha impedito che i tentativi continuassero, tanto che nel corso del 2025 se ne sono registrati 30mila, ma il governo di Varsavia sostiene che il 98% di questi vengono sventati e respinti.
Secondo le organizzazioni internazionali per i diritti umani almeno 340 degli immigrati che hanno tentato di passare il confine tra Bielorussia e Polonia dal 2021 a oggi risultano dispersi, mentre le autorità polacche hanno ritrovato i resti di 40 persone. Insomma si tratta di una vera e propria crisi umanitaria che secondo le autorità polacche ha un responsabile principale, la Russia. Nel 2024 gli inquirenti polacchi e l’Europol hanno scovato una rete criminale composta da russi e bielorussi, oltre che da cittadini polacchi stessi, che trafficava migranti dalla Bielorussia e dalla Russia verso l'Ue. La rete era collegata ad almeno 600 entrate irregolari, riguardanti perlopiù immigrati provenienti da Afghanistan, Egitto, Iran, Iraq e Siria che hanno pagato per il “trasferimento” circa 5mila euro a persona, talvolta in criptovaluta.