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Iran, il falco Alireza Arafi e il nipote di Khomeini puntano alla successione

lunedì 2 marzo 2026

3' di lettura

Ali Khamenei era stato scelto nel 1989 quale Guida suprema alla morte di Ruhollah Khomeini, il grande ayatollah protagonista della Rivoluzione islamica. Khamenei, per due volte presidente dell’Iran ma chierico di rango non alto (hojatoleslam), si fece strada verso la suprema posizione di potere facendo le scarpe al grande ayatollah Hossein-Ali Montazeri, il delfino di Khomeini caduto in disgrazia proprio nel 1989 per alcune aperture verso i riformisti. Con il sostegno di Khomeini, Khamenei promosse una riforma costituzionale per aprire le porte alla massima magistratura del Paese anche agli hojatoleslam. Oggi però che la catena di comando è stata interrotta bruscamente dalla guerra, che assieme a Khamenei molti altri alti papaveri del regime sono stati eliminati, chi sarà la prossima Guida suprema?

La nomina spetta all’Assemblea degli Esperti, un organo di 88 clerici scelti dagli elettori ogni otto anni. Chi si candida per entrare nell’assemblea deve però prima ottenere luce verde dal Consiglio dei Guardiani, un organo di vigilanza i cui membri sono in parte nominati dallo stesso leader supremo.

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Durante la vacatio della Guida suprema, il Paese è governato da un consiglio di tre saggi composto dal presidente della Repubblica, Masoud Pezeshkian, dal capo della Corte suprema Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, e da un religioso indicato dal Consiglio dei Guardiani, in questo caso l’ayatollah 67enne Alireza Arafi. Del terzetto, Pezeshkian – 71 anni, madre curda, padre di origine turca – è considerato il più moderato.

Un falco è invece il 69enne, Mohseni-Ejei che guida la spietata giustizia dell’Iran in nome della quale ogni giorno dell’anno vengono impiccati in media quattro persone, spesso giovani. Il terzo dei saggi è Arafi: di lui si sa che ha 65 anni, che è il secondo vicepresidente dell’Assemblea degli Esperti, e che all’età di 16 anni era stato imprigionato perla sua opposizione allo scià Reza Pahlavi poi rovesciato dalla Rivoluzione islamica.

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Assieme a loro si occupa del post-Khamenei anche il capo della Consiglio perla Sicurezza, il grande ayatollah Ali Larijani, 68enne ex tutto, noto in Occidente per aver negoziato il dossier sul progetto nucleare iraniano venti anni fa.

I problemi del quartetto non sono pochi. Pezeshkian ha affermato che il consiglio ha iniziato a operare già ieri, citando l'articolo 111 della costituzione iraniana. Ma la questione è in primo luogo logistica: come far sì che gli 88 esperti possano riunirsi per votare senza che la notizia della riunione arrivi alle orecchie alle stesse spie che solo un giorno fa hanno svelato ai nemici americani e sionisti dove si trovava Khamenei?

Quanto ai papabili “supremi”, secondo Al-Jazeera in pole position ci sono Mojtaba Khamenei, secondo figlio dell’eliminato Ali Khamenei. Contro di lui giocano la giovane età (ha 56 anni) e il cognome: la Rivoluzione islamica aveva tra gli altri obiettivi quello di scardinare l’ereditarietà del Trono del Pavone.

Arafi parte bene: politicamente non fortissimo, è un chierico rispettato perché a lui è assegnata la guida della preghiera del venerdì nella città santa di Qom. Tra i falchi, oltre a Mohseni-Ejei c’è anche Mohammad Mehdi Mirbagherim: di recente ha affermato che la morte di anche metà della popolazione di Gaza varrebbe la pena se aiutasse a raggiungere Dio. In corsa con loro e con Larijani c’è poi un altro figlio d’arte, anzi nipote: il 54enne Hassan Khomeini, custode del mausoleo di suo nonno Ruhollah.

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