L’aeroporto internazionale di Muscat dista da Dubai 452 chilometri. Quello di Riad, il Re Khalid International Airport, 1.063. Sono le uniche due possibilità per gli italiani che dai Paesi del Golfo vogliono tornare sul territorio nazionale, perché Oman e Arabia Saudita sono i due Stati che hanno lasciato aperto il loro spazio aereo. Delle due strade, Simone Sinai ha scelto la seconda. Consulente aziendale per piccole e medie imprese, è a Dubai per lavoro dal 25 febbraio, con un biglietto di ritorno fissato per il 1° marzo. Sabato a pranzo, le prime esplosioni. Domenica il volo è stato cancellato. Da allora, trovare un volo è impossibile: Emirates permette l’acquisto ma 12 ore prima della partenza, viene cancellato. Ieri sono partiti verso l’Italia 5 voli:2 da Muscat verso Fiumicino; uno da Abu Dhabi diretto a Milano dedicato ai 200 studenti e a malati cronici, anziani, fragili; 2 voli di Etihad da Abu Dhabi, uno per Milano e l’altro per Roma.
Ma la situazione è sotto monitoraggio costante e soggetta a un’eventuale escalation. Gli Emirati dispongono di sistemi di difesa aerea in grado di contrastare le minacce aeree per un periodo prolungato, ma non aspetteranno di vedersi arrivare altri missili in testa: l’ipotesi di attacchi verso i siti missilistici iraniani per fermare i raid dei pasdaran contro il Paese si fa sempre più verosimile. Anche per questo, Sinai ha deciso di non aspettare: «Ieri notte, quando ho visto che l’ennesimo volo era stato cancellato, ho comprato un altro biglietto, stavolta Muscat-Roma». Dopodiché si è rivolto all’albergo, ha trovato un tour operator e che avesse ancora posti sui transfer e oggi partirà verso l’Oman. Il tragitto, in tempo di pace, si farebbe in 4 ore e mezza. E in tempo di guerra? «All’inizio ci è stato comunicato che l’autista ci avrebbe portato fino al confine con l’Oman. Ora sappiamo che saremo accompagnati a qualche chilometro dalla frontiera, saliremo su un autobus che ci porterà al confine per svolgere i procedimenti doganali. A quel punto un’altra navetta dovrebbe portarci nell’hotel che abbiamo prenotato per la notte. Il giorno seguente speriamo di riuscire a partire».
Meglio affrontare il rischio del viaggio in macchina o rimanere dove siete? «Abbiamo un tetto sulla testa, un letto e i pasti», Sinai non si lamenta. Agli italiani che alloggiano all’hotel Atlantis, sempre a Dubai, sta andando peggio: le indicazioni sono di rimanere al piano terra o al -1. «Ma fino a quando la protezione aerea degli Emirati sarà in grado di reagire agli attacchi?», si chiede. Quale sia la reale entità e capacità degli arsenali, là nel Golfo, è la domanda che si fanno tutti gli analisti... «Comunque dalla Farnesina non abbiamo ricevuto indicazioni. Ci siamo registrati sull’app Viaggiare Sicuri, ma senza ricevere assistenza». All’Unità di crisi «ci sono 30 persone che rispondono ai telefoni h24», ci spiega Alessandro Borgese. È del dipartimento della Protezione civile e fa da raccordo con la task force messa in piedi in meno di ventiquattr’ore dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Abbiamo raggiunto un accordo con le compagnie aeree Oman Air e Ascend Airlines per biglietti a prezzi calmierati e abbiamo chiesto di aumentare il numero di voli. Ma le compagnie che operano in quest’area sono poche, i voli ancora meno, gli aeroporti aperti sono due e devono servire le tratte per centinaia di migliaia di europei che vogliono rientrare». La telefonata viene interrotta da un collega della task force: «Questa adesso vende i biglietti al desk?» – «Sì». Prevede che ci possano essere voli di stato?
«Non si possono materialmente fare, gli spazi aerei sono chiusi e comunque servirebbero autorizzazioni per sorvolarli». Seconda interruzione: «Di questi biglietti ci siamo occupati noi?» – «No». I trasferimenti via autobus stanno funzionando? «Sono già in corso. Alcune famiglie, specie quelle che hanno bimbi piccoli, rimarranno a Dubai e sperano che riprendano i voli da lì. Chi riesce a muoversi in autonomia lo faccia». Sinai ha scelto quest’ultima via. Per gli altri, le istruzioni sono inviate a chi si trova negli Emirati ed è registrato su Viaggiare Sicuri o su www.dovesiamonelmondo.it. Un analogo sistema è in corso di predisposizione da Kuwait, Bahrein e Qatar verso l’Arabia Saudita.