Che l’unica via d’uscita sia la resa, lo hanno capito anche i funzionari del ministero dell’Intelligence iraniano. Secondo quanto rivelato ieri dal New York Times, che cita funzionari mediorientali e occidentali coinvolti nelle discussioni, un giorno dopo l’inizio degli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, la Cia è stata contattata indirettamente con un’offerta per discutere le condizioni per porre fine al conflitto. Ma i funzionari israeliani, scrive il Nyt, hanno esortato Washington a ignorare l’approccio e, per ora, l’offerta non è considerata seria.
Anche perché gli Stati Uniti e Israele stanno prevalendo sul campo e grazie alle «due forze aeree più potenti del mondo, avranno il controllo completo dei cieli iraniani» in meno di una settimana. A quattro giorni dall’inizio dell’operazione congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, culminata con la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha manifestato con queste parole durante un punto stampa il suo ottimismo per il seguito del conflitto. «L’America sta vincendo in modo decisivo, devastante e senza pietà», ha dichiarato Hegseth, prima di aggiungere: «È ancora molto presto e, come ha detto il presidente Trump, ci prenderemo tutto il tempo necessario per assicurarci di avere successo». L’obiettivo, ha affermato Hegseth, è «cacciare, smantellare, demoralizzare, distruggere e sconfiggere le capacità militari iraniane. L’Iran non può resistere più a lungo di noi, stabiliremo noi il ritmo e il tempo di questa guerra».
Ormai, la leadership militare iraniana è stata in gran parte eliminata o costretta a nascondersi: «I leader senior sono morti, dispersi o nascosti nei bunker, troppo spaventati per stare nella stessa stanza» annuncia il capo del Pentagono, ed è stata compromessa la capacità di comando e coordinamento delle forze di Teheran. La Marina iraniana «è stata praticamente neutralizzata» e la principale nave da guerra del Paese è stata affondata durante le operazioni, mentre un sottomarino statunitense ha colpito e affondato una nave di Teheran nell’Oceano Indiano, al largo dello Sri Lanka, con un siluro Mark-48, «il primo affondamento di una nave nemica da parte di un sottomarino americano dalla Seconda guerra mondiale». La nave era soprannominata Soleimani, come il generale dei Pasdaran ucciso nel 2020 a Baghdad in un raid ordinato da Trump. Durante il suo intervento, il segretario di Stato alla Difesa ha reso noto che il capo di un’unità iraniana che voleva uccidere Trump «è stato braccato e ucciso», senza rivelarne l’identità ma precisando che l’operazione è avvenuta martedì. Rispondendo poi a una domanda sulle indiscrezioni di stampa secondo cui la Cia starebbe armando le forze curde per fomentare una rivolta in Iran, il capo del Pentagono ha dichiarato che «gli obiettivi degli Stati Uniti» nella Repubblica islamica «non si basano su quello che fanno altre forze».
Quanto a Cina e Russia, «non sono realmente un fattore» in questa guerra, ha detto Hegseth, prima di aggiungere: «Il nostro problema non sono loro, ma le ambizioni nucleari dell’Iran». In serata, nel quotidiano briefing con i media, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato che «sotto la leadership del presidente Donald J. Trump, il regime terroristico iraniano è stato assolutamente schiacciato. Sono finiti 47 anni di tolleranza e supporto al principale Stato sponsor mondiale del terrorismo. I leader terroristi stanno pagando per i loro crimini contro l’America e stanno pagando col sangue». E ancora: «Dal 1979, i terroristi iraniani hanno agito con l’intento di facilitare l’uccisione di cittadini americani. Hanno portato morte in America e finanziato altri terroristi radicali che attaccano il nostro Paese e cercano di distruggere la civiltà occidentale». Leavitt ha fatto inoltre sapere che Trump «ha intenzione di partecipare alla cerimonia solenne» di trasferimento delle salme dei sei soldati uccisi «per unirsi alle loro famiglie nel lutto», precisando che la data della cerimonia deve ancora essere stabilita. Sul fronte europeo il presidente francese Emmanuel Macron, che martedì sera in un discorso alla nazione ha annunciato il dispiegamento della portaerei Charles de Gaulle nel Mediterraneo e della fregata multi-missione Languedoc a Cipro, ha avuto ieri colloqui telefonico sul conflitto in Medio Oriente con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, oltre che con il presidente libanese Joseph Aoun e il primo ministro Nawaf Salam «per evocare la situazione in Libano che è molto preoccupante», ha scritto Macron su X.