Alcuni impianti dell'industria petrolifera situata nel giacimento di South Pars, nella regione di Asaluyeh, nel sud dell'Iran, sono stati attaccati da Israele. L'episodio rappresenta la prima vera offensiva diretta contro le infrastrutture strategiche del Golfo dall’inizio della guerra. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa iraniana Fars, diversi serbatoi e impianti sono stati colpiti, costringendo il personale all’evacuazione mentre le squadre di emergenza tentano di domare vasti incendi. Ma perché il giacimento di South Pars è così importante?
Riconosciuto come il più esteso bacino di gas naturale al mondo, South Pars è condiviso tra Iran e Qatar e situato nel Golfo Persico. South Pars rappresenta circa il 40 per cento della produzione di gas iraniana ed è un pilastro fondamentale per l’intero settore energetico di Teheran. L’area si estende per circa 3.700 chilometri quadrati. Secondo fonti israeliane, a causa delle sanzioni internazionali e delle limitazioni tecnologiche, gran parte del gas estratto dall’Iran, pari a circa 276 miliardi di metri cubi nel 2024, viene destinata al consumo interno, con margini ridotti per l’export. Le stime indicano che il giacimento contiene almeno 51 trilioni di metri cubi di gas, una riserva capace teoricamente di coprire il fabbisogno globale per oltre dieci anni.
Non a caso l'attacco ha avuto ripercussioni anche sui mercati energetici. Il Brent ha toccato un picco di 108,60 dollari, mentre il West Texas Intermediate (WTI) a New York è salito a 98,12 dollari. "Gli attacchi alle infrastrutture iraniane non resteranno impuniti", ha tuonato Fars. Il Qatar, che condivide con l’Iran il controllo del gigantesco bacino di gas naturale, ha definito l’attacco israeliano un’escalation "pericolosa e irresponsabile" attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Majed Al Ansari.