Donald Trump ventila la possibilità della fine delle ostilità in Iran ma Israele frena. E intanto si continua a combattere nel Golfo. Raid aerei israeliani e statunitensi hanno preso di mira le basi delle Guardie Rivoluzionarie in diverse città iraniane, tra cui la capitale Teheran, Isfahan, Tabriz e Shahrekord, martedì, secondo quanto riferito da al Arabiya. L'Unità Centrale Basij nella zona sud di Teheran è stata colpita, oltre ai centri di ricerca specializzati in elettronica e missili nella capitale. In risposta, l'Iran ha lanciato una nuova ondata di missili verso Israele questa mattina, secondo la televisione di stato iraniana. La difesa aerea israeliana ha intercettato missili sopra Tel Aviv e il nord di Israele. Le sirene d'allarme sono risuonate ad Haifa, Eilat e Dimona, e detriti missilistici sono caduti ad Haifa. Segui qui le principali notizie della giornata in diretta.
"Paesi Golfo più vicini a un intervento contro Teheran" - Gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo Persico sono sempre più prossimi a un coinvolgimento diretto nel conflitto con l'Iran. Spinti dall'escalation degli attacchi che hanno colpito infrastrutture energetiche, aeroporti e centri nevralgici delle loro economie, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, pur evitando per ora di schierarsi apertamente in guerra, stanno irrigidendo la loro postura verso Teheran, sia sul piano militare che su quello finanziario. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, Riad ha recentemente accettato che le forze americane utilizzino la base aerea di King Fahd, sul lato occidentale della Penisola arabica. Una svolta significativa, perché all'inizio del conflitto il regno aveva assicurato di non voler consentire l'uso del proprio territorio o del proprio spazio aereo per attacchi contro l'Iran. Una linea diventata però sempre più difficile da sostenere dopo i ripetuti raid iraniani con missili e droni contro obiettivi sauditi, comprese infrastrutture energetiche e la capitale Riad. Il principe ereditario Mohammed bin Salman, riferiscono le stesse fonti, sarebbe ora vicino alla decisione di unirsi agli attacchi per ristabilire una capacità di deterrenza. Un segnale in questa direzione era arrivato già nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan, che aveva avvertito che "la pazienza dell'Arabia Saudita di fronte agli attacchi iraniani non è illimitata". Anche gli Emirati stanno aumentando la pressione su Teheran. Dubai, tradizionale hub finanziario per imprese e capitali iraniani, ha cominciato a colpire beni e strutture riconducibili alla Repubblica islamica.
Teheran, misure per far passare a Hormuz le navi dei Paesi non aggressori - L'Iran ha affermato di avere adottato misure per consentire il passaggio attraverso lo stretto di Hormuz alle navi non appartenenti né collegate a Stati uniti e Israele. Lo ha reso noto l'ufficio del presidente Masoud Pezeshkian, riferendo di una telefonata avuta ieri con il primo ministro pachistano Shahbaz Sharif. "In ogni caso, l'Iran ha adottato misure per garantire la sicurezza della navigazione e del transito delle navi attraverso questa via d'acqua e predisporrà il coordinamento necessario per il passaggio delle navi che non appartengono agli aggressori, non sono affiliate a loro e non partecipano all'aggressione", ha dichiarato Pezeshkian.
Ft, "la Cina prova a sfruttare il coinvolgimento Usa a suo vantaggio" - La leadership cinese guarda al coinvolgimento militare degli Stati Uniti in Iran come a un possibile vantaggio strategico per modificare a proprio favore gli equilibri di potere nell'Asia-Pacifico. Lo riporta il quotidiano britannico Financial Times, secondo cui il ridispiegamento di forze statunitensi dal Giappone e della componente del sistema Thaad dalla Corea del Sud verso il Medio Oriente viene considerato a Pechino come una riduzione, seppur limitata ma simbolicamente significativa, della presenza Usa nella regione. Li Yihu, membro del Parlamento cinese, ha dichiarato che, se la presenza militare statunitense nell'Asia-Pacifico si indebolisse, sarebbe chiaro chi ne trarrebbe beneficio, aggiungendo che le Forze armate cinesi stanno crescendo rapidamente mentre quelle statunitensi si trovano sotto pressione.