I satelliti russi hanno effettuato decine di rilevamenti dettagliati di immagini di installazioni militari e siti strategici in tutto il Medio Oriente per aiutare l’Iran a colpire obiettivi statunitensi e israeliani. Lo sostengono fonti di intelligence ucraine che parlano di un sistema ben collaudato di rilevazioni, comunicazioni e successive azioni militari facilitato da spie russe presenti tuttora in Iran. All’inizio di marzo il presidente Trump aveva minimizzato l’importanza di tale possibilità, affermando che in ogni caso l’Iran non ne avrebbe tratto grandi vantaggi. Ma gli eventi successivi hanno dimostrato il contrario: le informazioni satellitari ottenute da Teheran si sono rivelate in alcune casi decisive. Il caso del bombardamento alla base aerea americana Prince Sultan in Arabia Saudita è esemplare. Secondo i dati ucraini un satellite russo avrebbe ripreso la base solo pochi giorni prima dell’attacco in cui è stato colpito un sofisticato aereo statunitense E-3 Sentry, adibito al sistema di allerta e controllo aviotrasportato, e lo stesso satellite ha ripreso le osservazioni il giorno successivo per rilevare i danni. Tra il 21 e il 31 marzo i satelliti hanno effettuato almeno 24 rilevamenti di aree in 11 paesi mediorientali, nove dei quali hanno interessato proprio l’Arabia Saudita, in particolare la città militare di Re Khalid, vicino a Hafar Al-Batin. Turchia, Giordania, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti sono state sottoposte a sorveglianza satellitare per due volte, mentre alcune località in Israele, Qatar, Iraq, Bahrein e la base navale di Diego Garcia lo sono state una sola volta. In totale sono 46 le località coperte dai satelliti in 10 giorni, tutte successivamente prese di mira dai missili balistici iraniani. I giornali israeliani riferiscono anche di altri «55 obiettivi critici per le infrastrutture energetiche» all’interno di Israele di cui la Russia avrebbe fornito all’Iran indicazioni preziose.
Mosca avrebbe fornito una dettagliata classificazione di tali obiettivi, suddivisi in impianti di produzione critici, centri energetici urbani e industriali e infrastrutture energetiche locali, considerando che anche il solo danneggiamento parziale di alcuni di essi potrebbe innescare un «collasso energetico totale e prolungato», con conseguenti “blackout di massa”. In particolare è stata suggerita a Teheran l’importanza della centrale elettrica di Orot Rabin, ad Hadera, considerandola un «obiettivo primario» la cui distruzione avrebbe seriamente danneggiato l’operabilità israeliana. Il sito è stato poi bersaglio di un attacco missilistico iraniano che il mese scorso ha colpito un'area aperta vicino alla centrale stessa senza causare danni. «È una situazione simile a quella degli ucraini sotto gli attacchi russi, quando prendono di mira la nostra rete energetica o i nostri sistemi di approvvigionamento idrico», ha detto in proposito il presidente ucraino Zelensky. «Naturalmente, tutta l’esperienza che la Russia ha acquisito durante la guerra contro l'Ucraina viene condivisa con l'Iran. È stato il caso degli Shahed, gli stessi droni in dotazione ai russi, utilizzati solo con un nome diverso e aggiornati a generazioni più recenti».
Secondo Zelensky la Russia starebbe fornendo assistenza all’Iran anche nel settore informatico con una collaborazione tra hacker che si è sviluppata attraverso Telegram, in alcuni gruppi russi come “Z-Pentest Alliance”, “NoName057(16)” e “DDoSia Project”. Nel gruppo di Telegram “Handala Hack” di origine iraniana si sarebbero organizzati attacchi ai sistemi informativi e di comunicazione delle compagnie energetiche israeliane. In questo caso i russi avrebbero fornito le credenziali di accesso ai sistemi di controllo delle infrastrutture. L’aiuto russo all’Iran non è solo giustificato da una serie di trattati strategici, in particolare quello di “partenariato strategico globale” firmato lo scorso anno da Putin e Pezeshkian, ma nel caso specifico è finalizzato a prolungare il conflitto in Medio Oriente dal quale Mosca trae benefici. Secondo lo stesso Cremlino ci sarebbe la fila di nuovi acquirenti per il suo greggio il cui prezzo è aumentato anche del doppio rispetto a prima della guerra.