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Ungheria al voto, Viktor Orban resiste: cosa trapela a urne aperte

domenica 12 aprile 2026
Ungheria al voto, Viktor Orban resiste: cosa trapela a urne aperte

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I sondaggi hanno già sancito la sconfitta di Viktor Orban e la vittoria dello sfidante Peter Magyar, il candidato che promette di “riportare” l’Ungheria in Europa, ma a Bruxelles in realtà c’è poco entusiasmo. Innanzitutto perché l’attuale primo ministro nelle ultime settimane ha recuperato molto dello svantaggio che gli veniva attribuito nei mesi scorsi, tanto che alcuni dei rilevamenti lo danno addirittura avanti, come ad esempio quello dell’Istituto Nézopont (46% di Fidesz contro il 40% di Tisza). Ma soprattutto le elezioni ungheresi sono strutturate in modo tale, con un misto di proporzionale e sistema uninominale, che non è detto che chi prende più voti vada poi a governare. Un po’ come negli Stati Uniti. Tisza oltretutto è un partito nuovo, che ha iniziato le sue attività a pieno regime solo nel 2024. 

A parte il leader Magyar e pochi altri candidati, molti dei suoi esponenti sono dei perfetti sconosciuti rispetto ai candidati di Fidesz. Se le elezioni si svolgessero esclusivamente con il sistema proporzionale, Tisza diventerebbe quasi certamente il partito di maggioranza relativa, ma i collegi uninominali assegnano più seggi rispetto al sistema proporzionale. Va poi considerato che Peter Magyar, politico di destra fuoriuscito del partito di Orban, è sì un dichiarato europeista che si propone di combattere la corruzione del suo Paese, ma sui temi che a Bruxelles contano di più non si è mai sbilanciato. Prendiamo l’Ucraina ad esempio. Magyar ha più volte espresso solidarietà al popolo ucraino, definendo la Russia come l'aggressore e sostenendo il diritto di Kiev alla difesa e all'integrità territoriale. Ha duramente criticato il governo per aver utilizzato la paura della guerra come strumento elettorale, ma ha anche dichiarato che non sosterrà l'invio di armi ungheresi verso Kiev. Magyar e il suo partito hanno espresso contrarietà, anche attraverso votazioni al Parlamento Europeo, ai pacchetti di aiuti basati su prestiti comuni dell'Ue, come l’ultimo da 90 miliardi di euro. Ha anche proposto di sottoporre a referendum l’eventuale ingresso dell'Ucraina nella Ue. Molti ritengono che quella del leader di Tisza sia una posizione opportunamente cauta per non urtare il sentimento popolare ungherese, specie quello della provincia, che è fortemente antiucraino. Ma è davvero così? Magyar poi è una figura polarizzante, considerato anche dai suoi egocentrico e arrogante, una persona poco accomodante anche se c’è chi sostiene, come l’ex candidato primo ministro Péter Márki-Zay, che serva proprio questo per dare una spallata definitiva al governo.

Conoscendo le difficoltà del rivale sul tema, Orban ha fatto della questione ucraina uno dei temi principali della sua campagna elettorale, presentando spesso il voto come un referendum sulla sicurezza nazionale e sostenendo che una sua sconfitta trascinerebbe l’Ungheria in un possibile conflitto contro la Russia. Lo scontro con il presidente Zelensky è diventato inevitabile, «fortemente voluto» secondo i detrattori del premier. Battibecchi sui social, accuse varie, parole pesanti e perfino minacce aperte da parte del presidente ucraino che hanno provocato l’intervento indignato della stessa Unione Europea. Ciò non ha impedito a Orban di continuare a cavalcare la sua posizione anti-Bruxelles supportata anche dall’appoggio incondizionato dell’amministrazione Trump. In un messaggio delle ultime ore il presidente americano ha definito Orbán «un patriota e un leader coraggioso», esaltandone il modello di difesa dei confini e della sovranità nazionale. «La mia amministrazione è pronta a utilizzare tutta la potenza economica degli Stati Uniti per rafforzare l’economia ungherese, come abbiamo fatto in passato per i nostri grandi alleati, qualora il primo ministro Viktor Orbán e il popolo ungherese ne avessero bisogno», ha scritto il tycoon su Truth. La visita del vicepresidente Vance dei giorni scorsi è stata invece definita da Magyar «una grave interferenza di un Paese straniero nelle elezioni ungheresi».

Le elezioni di oggi diranno dunque se l’era Orban dopo quasi 16 anni è davvero finita o se l’attuale premier potrà continuare a rappresentare una salutare spina nel fianco di Bruxelles. La partita si gioca tutta tra lui e Magyar, per gli altri c’è poco spazio. L’unico partito che secondo i sondaggi si è costantemente mantenuto intorno alla soglia del 5% è il Mi Hazánk, movimento di estrema destra il cui leader László Toroczkai ha dichiarato che non farà alcuna coalizione né con Fidesz né con Tisza.