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La sbornia ungherese che illude i compagni

lunedì 13 aprile 2026

2' di lettura

Viktor Orban ha perso e il voto in Ungheria ci dà una serie di spunti interessanti per il futuro, un’ottima lezione per restituire la scena alla realtà e non alla propaganda:

1. La dittatura magiara raccontata sui giornali delle classi in progress in questi anni è improvvisamente svanita: l’Ungheria ha votato, ha cambiato pagina nettamente, la democrazia ha trionfato, la vittoria di Peter Magyar ne è la prova, a meno che non si pensi che il voto è regolare solo quando vince la sinistra;

2. Un leader come Viktor Orban, al potere da 16 anni, prima o poi doveva cadere, è nell’ordine delle cose, nella biografia e nel tempo della politica. È una svolta, non ci sono dubbi, perché si chiude un’era in cui gli ungheresi avevano sempre rinnovato la fiducia a Orban, ma non è un evento inatteso, i sondaggi andavano tutti in quella direzione e a Orban non è più bastata l’esperienza, perché sono cresciute altre domande e bisogni anche nelle zone rurali dove Fidesz aveva la sua roccaforte;

3. Il vincitore, Peter Magyar, è un tipico prodotto della politica ungherese, anticomunista, lontano anni luce da ogni tentazione progressista, un centrista con trazione a destra che in Europa sta con i Popolari, un tipo tosto cresciuto alla scuola di Orban. Magyar è un destro di diverso conio, ma sempre destro (non a caso ieri Manfred Weber, presidente del Ppe, ha parlato di «vittoria del centrodestra») e ha potenzialità che per l’Ungheria sono l’occasione di contare nell’Unione, riattivando il dialogo con la Commissione e il Consiglio Ue, mettendo Putin tra parentesi senza dimenticarne la presenza (che è geografia e storia, antico confine sovietico e influenza, la drammatica memoria degli ungheresi sotto lo stivale del Cremlino) e soprattutto senza apparire collaterale a Mosca;

4. La sconfitta di Orban verrà strombazzata dalla sinistra italiana come una sconfitta di Donald Trump, di JD Vance e del movimento Maga, oltre che di Giorgia Meloni. Il più lesto ieri è stato Matteo Renzi, gli altri hanno intonato la stessa canzonetta. Copione anticipato ieri da Libero, propaganda legittima, ma niente di più. La partita italiana è un’altra storia, la sbornia ungherese è buona per fare battute, ma non curerà i problemi del campo largo dove tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, scorre talmente tanto amore che c’è chi pensa di far correre per Palazzo Chigi la sagoma glamour di Silvia Salis, da pochi mesi sindaco di Genova, non di Budapest.

Quanto a Giorgia Meloni, farà esattamente quello che faranno tutti i leader europei, ieri sera si è congratulata con il vincitore delle elezioni ungheresi, da oggi cercherà con Magyar punti in comune (e con Palazzo Chigi saranno tanti) trovando un alleato per correggere in fretta la rotta sbagliata dell’Unione europea nel mare in tempesta del presente.

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