A spoglio avanzato Tisza, il partito del candidato europeista di centro-destra Péter Magyar e principale rivale del premier uscente Viktor Orbán, è in netto vantaggio alle elezioni in Ungheria con una proiezione di 138 seggi su un totale di 199, un risultato che gli garantirebbe la maggioranza assoluta fissata a 133, soglia decisiva per far approvare i progetti di modifica della Costituzione. Fidesz di Orbán è nettamente staccato a meno di sessanta seggi (54, per la precisione, quando lo scrutinio è al 70%). Sette invece sono i seggi che andrebbero all’ultradestra di Mi Hazank (Nostra Patria). Il premier uscente ha ammesso la sconfitta: «I risultati delle elezioni sono chiari e dolososi». Il vincitore Magyar, invece, ha dichiarato a caldo: «Abbiamo fatto la storia, grazie Ungheria».
È la fine dell’èra Orbán dopo sedici anni di governo, sconfitto dal suo ex pupillo di Fidesz 45enne. Poco dopo le 20, quando sono emersi i primi risultati, il leader di Tisza si era detto «cautamente ottimista” sulla possibilità di vincere le elezioni, evocando brogli elettorali ai seggi.
«Stiamo parlando di frodi elettorale a vari livelli, alcuni delle quali gravi. Stiamo adottando le misure necessarie, presenteremo denunce e, come avevamo previsto, sporgeremo accuse. Chiunque abbia commesso o incitato alla frode elettorale sarà chiamato a risponderne davanti alla legge», ha affermato Magyar.
Le stesse accuse di brogli erano state mosse nel pomeriggio da un consigliere di Orbán, che aveva parlato di un’«ondata di segnalazioni», di tentativi di compravendita di voti, intimidazioni e comportamenti aggressivi nei seggi da parte dei rivali di Tisza. «Emergono casi di pressioni sui dipendenti, scene caotiche ai seggi e incidenti volti a influenzare gli elettori, persino con l’uso di droni e minacce», ha denunciato il consigliere, parlando di operazioni legate a interessi «sostenuti da Bruxelles e Kiev».
Di certo è stata una mobilitazione senza precedenti quella degli elettori ungheresi. Secondo i dati ufficiali, alle 18.30 aveva votato il 78% degli aventi diritto, superando già l’affluenza complessiva del 2022, ferma al 69,5% a fine giornata. Il dato va oltre anche il precedente storico del 1990, quando alle prime elezioni libere e multipartitiche dopo la caduta del Muro di Berlino il 65,1% degli ungheresi si recò alle urne. «Sarà la mia ultima elezione? Sono giovane, non è la mia ultima elezione», ha detto il premier ungherese parlando alla stampa subito dopo aver votato a Budapest.
Alle redini del partito dal 1993, Orbán è tra i fondatori di Fidesz, nato nel 1988 come movimento giovanile anti-comunista e libertario e trasformatosi negli anni nella principale forza della destra ungherese. Magyar, nato nel 1981 in una famiglia di giuristi, frequentava un prestigioso liceo cattolico durante il primo mandato del leader di Fidesz, quello che prometteva di lasciarsi alle spalle l’èra sovietica. Cresciuto con in camera il poster di Orbán, che ammirava per la sua lotta contro il dominio sovietico, si è iscritto a Fidesz nel 2002 quando era ancora uno studente di giurisprudenza all’università cattolica di Budapest, fucina dell’élite conservatrice. Durante un Erasmus ad Amburgo divenne amico di Gergely Gulyás, oggi figura chiave del governo di Orbán. Fu proprio Gulyás a presentargli Judit Varga, che sarebbe diventata sua moglie (i due divorziarono nel 2023). La rottura con Orbán avvenne nel febbraio 2024, dopo la grazia concessa a un uomo coinvolto in una vicenda di abusi sessuali su minori, scandalo che travolse la sua ex moglie Varga, allora ministra della Giustizia. «Non voglio essere parte di un sistema in cui le persone davvero al potere si nascondono dietro le gonnelle», aveva scritto Magyar su Facebook, annunciando l’addio a un partito grazie al quale aveva ottenuto incarichi di prestigio al Parlamento europeo e nei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche.
Nel 2024 entrò in Tisza, un piccolo partito centrista che alle precedenti elezioni non era nemmeno riuscito a entrare in Parlamento, e lo trasformò in una formazione a sua immagine e somiglianza: conservatrice, cattolica e europeista. Fu l’inizio di un’ascesa inarrestabile, il cui primo risultato fu il 29,6% raccolto alle elezioni europee del giugno 2024. Tisza fa parte del Partito popolare europeo, il principale gruppo politico di centro -destra all’interno dell’Ue, e gli ideali sanciti nel suo manifesto elettorale sono quelli tipici del cristianesimo conservatore.
Sulla politica estera, Magyar ha un profilo europeista e ostile all’avvicinamento tra Mosca e Budapest portato avanti da Orbán, ma in riferimento al conflitto russo -ucraino ha più volte espresso posizioni non così dissimili da quelle del suo predecessore, schierandosi contro all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue e facendo opporre i suoi parlamentari al nuovo prestito da 90 miliardi a Kiev.