L’orrore delle guerre, le popolazioni inermi nella morsa di violenze sofferenze, i drammi dimenticati di tante regioni del mondo: il Papa non cessa di invocare la pace, di condannare i conflitti, come ha fatto nell’accorata preghiera da piazza San Pietro sabato sera. Dopo la recita del Regina Coeli, il Papa ricorda i tre anni dall’inizio del conflitto in Sudan, rinnovando l’appello a fermare «quanto prima questa guerra fratricida». Esorta a non dimenticare il «dramma» del popolo ucraino e di quello libanese. Papa Leone sottolinea che è un “obbligo morale” proteggere i civili dagli atroci effetti della guerra. Infine, chiede di accompagnarlo con la preghiera nel viaggio apostolico in Africa, al via proprio oggi. Un viaggio che si annuncia storico, attraverso la ricchezza e la diversità del Continente africano: papa Leone XIV visiterà l'Algeria, il Camerun, l’Angola e la Guinea Equatoriale.
Realtà e tradizioni differenti e complesse, dove politica, religione, economia e culture locali si intrecciano, con esiti spesso drammatici. Paesi in cui è forte l’influenza della Cina dal punto di vista economico e una grande espansione di sette e chiese indipendenti. Ma dove cresce anche il numero dei cattolici, di sacerdoti e suore. L’Africa è un continente di grandi ricchezze, strategico e fondamentale anche per gli equilibri globali così fragili in questo momento storico. Questo viaggio, quindi, non è solo pastorale, ma ha anche una rilevante valenza diplomatica. Non si tratta solo di tentare di risolvere conflitti, ma di creare le condizioni per una crescita giusta e sostenibile, di tutelare la libertà (a partire da quella religiosa). Obiettivi centrali anche nell’agenda della capillare azione diplomatica nel continente africano da parte del governo italiano.
Prima tappa (dal 13 al 15 aprile) l'Algeria: papa Leone XIV sarà il primo Pontefice a recarsi nella terra che diede i natali a Sant'Agostino, padre del suo ordine religioso. Come superiore generale, Prevost si era recato più volte ad Algeri e Annaba. Ora torna da Pontefice, in pellegrinaggio nei luoghi del Santo di Ippona, e continuare a costruire ponti fra mondo cristiano e mondo musulmano. I cattolici nel Paese sono circa 5mila, pari a meno dello 0,01% della popolazione, in stragrande maggioranza islamica.
Tra le più forti testimonianze cristiane, quella di Charles de Foucauld. E quella dei 7 monaci trappisti di Tibhirine, uccisi negli anni ’90, e i 19 martiri (13 religiosi, fra cui un vescovo e 6 religiose) beatificati da Papa Francesco nel 2018. Anche l’Angola (dal 18 al 21 aprile) è una terra segnata da una lunga guerra civile. Tra i maggiori esportatori di petrolio al mondo, nel Paese è crescente l’«Angola Mode», strategia di cooperazione economica con la Cina. Dal 15 al 18 aprile Leone XIV sarà in Camerun, nazione flagellata da un terribile conflitto che ha provocato migliaia di morti e quasi 500mila sfollati interni. Il Paese conta oltre 200 diverse etnie e gruppi linguistici, il nord è flagellato dalla violenza jihadista, con Boko Haram e l'Islamic State West Africa Province (ISWAP) responsabili di stermini, rapimenti e attacchi contro comunità religiose, inclusi i musulmani che non accettano l'ideologia estremista.
L’ultima tappa è la Guinea Equatoriale, tra i Paesi africani con la più alta percentuale di cattolici (l’80% della popolazione). La visita del Pontefice si inquadra nel 170° anniversario dell’evangelizzazione (1855-2025) e avrà come motto «Cristo, luce della Guinea Equatoriale, verso un futuro di speranza».