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Il politicamente corretto contagia anche la "rive gauche" francese

Il caso della rivista Grasset è il segnale: la triste verità sulla "egemonia culturale" rossa
di Corrado Ocone sabato 18 aprile 2026

3' di lettura

C’era una volta la rive gauche. La quale non è stata solo un luogo geografico, ma prima di tutto un luogo dell’anima. A sinistra della Senna c’erano i caffè, le case editrici, i ritrovi degli intellettuali e degli artisti, la Sorbona. Per le sue strade e nei suoi club costruiva la sua esperienza, culturale e di vita, l’intellettuale éngagé di cui Sartre era il rappresentante più illustre.

Il marxismo si contaminava con tutte le mode intellettuali che sopraggiungevano, ma restavano fermi i suoi principi più forti: la convinzione di essere dalla parte giusta della storia e di dover combattere tutto ciò che era tradizionale, banale, retrogrado.

Poi, poco alla volta, le certezze sono cadute, ad una ad una, la realtà sempre più prosaica ha sconfessato le sorti progressive e il panorama intellettuale parigino, cioè francese, è cambiato: più pluralistico, meno scontato, tutto sommato più solido e profondo. Anche la destra, che aveva pur espresso personalità non irrilevanti come Raymond Aron in passato, ha reclamato i suoi spazi. E questa è la situazione dell’oggi, a cui qualcuno non riesce ancora ad adattarsi e grida al vento contro un fantomatico assalto che la destra avrebbe messo in opera contro le “casematte” attorno a cui si era costruita nel tempo l’egemonia culturale della sinistra.

Un vero e proprio terremoto vede protagonisti, in questi giorni, 170 scrittori che lasciano Grasset in polemica con la sostituzione al vertice dell’azienda di Olivier Nora, lo storico amministratore delegato della casa editrice. Sul banco degli imputati è Vincent Bolloré, il proprietario di Hachette, il maggiore gruppo editoriale francese, di cui fa parte Grasset. Egli viene accusato di aver dato una svolta conservatrice all’editoria francese e di voler «imporre l’autoritarismo ovunque, nella cultura e nei media». Da qui la decisione dei firmatari dell’appello di abbandonare la casa editrice come «atto di coraggio e di resistenza» contro l’«oltraggio inaccettabile all’indipendenza editoriale» che si sarebbe realizzato.

Come si vede, anche in Francia la retorica resistenziale e antiautoritaria copre semplicemente la volontà di conservazione di un mondo e di gruppi di potere che non esistono più, almeno non nella forma e nella forza che avevano un tempo. E certi cambiamenti, che segnalano un quadro mutato e aderiscono ad esso, vengono giudicati con categorie ideologiche che sinceramente non hanno ragion d’essere. Perché, se è vero che Nora, amministratore da 26 anni, era un amministratore da tutti stimato, è pur vero che non possono esistere uomini buoni per tutte le stagioni e un editore ha tutto il diritto di fare le scelte che ritiene migliori per posizionarsi sul mercato.

Fra i motivi che hanno generato la reazione degli intellettuali c’è pure il passaggio a Grasset, proveniente da Gallimard, dello scrittore franco-algerino Boualem Sansal, le cui posizioni vengono stigmatizzate dagli intellettuali di sinistra sia per la sua aspra critica all’islamismo politico e all’islamizzazione delle nostre società, sia per aver preso le difese di Gerard Dépardieu condannato moralmente dall’opinione pubblica e dai media, in barba ad ogni presunzione d’innocenza, ben prima che le accuse di molestie sessuali fossero provate.

Assistiamo a un curioso contrappasso: proprio quella “rive gauche”, che si era distinta in passato per spirito libertario e anticonformismo, oggi si fa paladina di un nuovo conformismo e di un “pensiero corretto” conformista e bigotto. Anche in questa sorta di mutazione genetica, è dato misurare la fine di tutta un’epoca a cui però certi chierici non vogliono rassegnarsi.

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