Nei talk show la parola d’ordine è che Donald Trump è pazzo. No, cari dotti, questa è un’illusione, il problema non è la demenza di Trump ma la vostra incapacità di vedere il fallimento europeo. I fatti sono lineari: la Casa Bianca ha agito secondo un’agenda “America First” esplicita e prevedibile (messa nero su bianco, a disposizione di chiunque avesse voglia di leggere e capire), mentre le istituzioni europee hanno ignorato il cambio di scenario, smantellando capacità critiche (raffinazione, difesa integrata, neutralità tecnologica, intelligenza artificiale, chimica e biotecnologia) e irrigidendosi su regole finite al macero della storia (Patto di stabilità) proprio mentre gli shock globali — guerra nel Golfo, crisi dei choke -point come lo Stretto di Hormuz, frammentazione geoeconomica — tornavano la norma della nostra esistenza.
La crisi energetica attuale non è carenza di greggio e gas, ma di raffinazione; l’Europa ha chiuso impianti per obbedienza a dogmi green e ha perso circa 400.000 barili/giorno di prodotti raffinati dal 2024, ritrovandosi esposta perché non ha diversificato le fonti né praticato una vera mitigazione del rischio geopolitico. Una classe dirigente di ignoranti, pericolosi. In parallelo, il continente ha abdicato sulla frontiera tecnologica (siamo inesistenti nell’Intelligenza artificiale, nei microchip dominati da USA -Corea -Taiwan) e ha mantenuto la difesa in stato di potenzialità non integrate, pur restando sotto l’ombrello americano dal 1945.
Abbiamo pensato alla pace eterna, ma pagata dagli yankee. Le poste in gioco sono esistenziali: senza potenza militare, tecnologia e strategia, l’Europa non è nazione né impero; con regole di bilancio fuori tempo e un gap tecnologico mostruoso, continuerà a subire gli shock invece di governarli. Dobbiamo riconoscere che il problema siamo noi e che la correzione richiede scelte rapide e strutturali, non capri espiatori. È colpa della nostra boria, non della pazzia di Trump.