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Flotilla, profilattici e buste di droga: ecco la loro "paura per Gaza"

Dopo l'abbordaggio al largo di Creta i soldati israeliani rendono pubblico cosa c'è sulle imbarcazioni. In altre immagini alcuni attivisti fanno capriole. Netanyahu: "Ci vedranno solo su YouTube"
di Alessandro Gonzato venerdì 1 maggio 2026

3' di lettura

È l’umanitaria Flotilla ma sembra la vecchia pubblicità dei preservativi: “Di chi è questo?”, “È mio”, “È mio”, “È mio”. Sulla Flotilla si mangia, si beve e soprattutto si fischia, d’altronde i profilattici abbondano. Ci si droga, anche, sempre stando ai video girati dai soldati israeliani subito dopo l’abbordaggio della notte scorsa, però ovviamente sono stati i militari a disseminare il ponte di bustine equivoche. Vuoi che islamici e filo-palestinesi trasgrediscano così i dettami del profeta?

Comunque il cibo e le medicine per i gazawi possono attendere, come l’anno scorso, quando gli attivisti pur di non consegnare tonno e riso alla Chiesa, la quale li avrebbe portati ai bisognosi tramite i corridoi umanitari, hanno lasciato galleggiare tutto in cambusa. Il simbolo della crociera era la spagnola Hanan Alcalde detta “Barbie Gaza”, bionda, musulmana e influencer convertita ad Allah che sopraccoperta continuava a ballare, come durante la prima “sosta tecnica” alle Baleari.

Quest’anno le danze sono più prosaiche e sottocoperta, sebbene in questi giorni alcune attiviste abbiano riferito che già durante la precedente missione uno dei missionari, il ragazzotto brasiliano Thiago Ávila, faceva il mandrillo. “Di chi è questo?”. “É meu”. I filmati diffusi ieri mostrano profilattici e attenzioni che in questi venti giorni di navigazione non erano completamente rivolte alla popolazione della Striscia, intesa come Gaza. Non ci spieghiamo come sia potuto accadere. Avevamo avuto solo un lieve sospetto ma niente di più quando la partenza del grosso della ciurma, il 12 aprile da Barcellona, era stata preceduta al porto da due giorni di festival musicale ed enogastronomico. Più che l’aria di mare si respirava quella del porro, non l’ortaggio ma lo spinello in spagnolo.

Girano vorticosamente pure altri filmati di attivisti che terrorizzati per l’intervento dei soldati, e smaniosi di consegnare il prima possibile gli aiuti umanitari, giocano alla cavallina, uno in groppa all’altro, e in altri video ancora si esibiscono in una serie di capriole, cose da Circo-Flotilla, e però potrebbero essere frutto dell’intelligenza artificiale, i video s’intende.

E Greta? Stavolta è rimasta a terra, in protesta perché già durante la prima tragica Flotilla aveva dovuto abbandonare la nave ammiraglia, la “Family” – chissà se qualcuno l’ha allargata – che ospitava il comitato direttivo tra cui il brasiliano Ávila. Divergenze dovute a differenti visioni comunicative, avevano fatto sapere. Poi, poco dopo la partenza di Barcellona, è emerso che alcuni gruppi di attivisti ormai si guardano in cagnesco, e così per non finire in mare c’è chi ha scelto di fare propaganda dal molo. Negli ultimi giorni qualche giornale ficcanaso ha insinuato che pure l’ex treccioluta Thunberg avesse qualche simpatia a bordo, ma preferiamo pensarla quando coi “Fridays for Future” salvava il mondo dall’inquinamento e soprattutto migliaia di studenti dalle interrogazioni.

Tornando ai dissidi, l’estate scorsa era scoppiata pure la grana degli attivisti Lgbtq+, dove il “più”, “plus”, sta per tutte le categorie che non si riconoscono in “lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer”. Khaled Boujemaa, fra i coordinatori tunisini del contingente magrebino della Flotilla, in un video sui social poi rilanciato dal Courier de l’Atlas aveva denunciato la fluidità di alcuni passeggeri, facendo proseliti: «Cosa ci si può aspettare da un arabo musulmano che profana la causa?». Intanto Netanyahu sbertuccia l’attuale ciurma: «Sono stati respinti e torneranno nei loro Paesi d’origine. Continueranno a guardare Gaza su YouTube».

Fornicare non è reato, e non rientra nella mozione contro “le destre” presentata da Pd, M5S e Avs, quindi dai partiti i cui parlamentari a bordo della Flotilla l’anno scorso sono stati subito aiutati dalla nostra ambasciata e sono tornati da Israele prima di tanti altri attivisti comuni. Ricevere finanziamenti da Hamas invece sì, è contro la legge. E Israele, così come ha scritto per primo il britannico Telegraph, è certa che la Flotilla sia finanziata dai terroristi. Invenzioni, ovviamente. Come quelle sulla droga.

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