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Iran, guerra nel Golfo in diretta: "Nuovo nome all'operazione". Trump da Xi, l'intesa su Hormuz

mercoledì 13 maggio 2026

3' di lettura

Secondo quanto riporta Nbc News, che cita due funzionari statunitensi, l'esercito americano starebbe valutando la possibilità di rinominare la guerra con l'Iran in "Operazione Martello" qualora il cessate il fuoco dovesse fallire e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump decidesse di riprendere le operazioni militari su larga scala. Oggi Trump è volato in Cina: nei colloqui con l'omologo Xi Jinping il conflitto in Medio Oriente in primissimo piano. Di seguito le principali notizie della giornata: 

"Usa-Cina concordano di non far pagare pedaggi ad Hormuz" - Il Segretario di Stato americano Marco Rubio e il suo omologo cinese Wang Yi, durante una conversazione telefonica avvenuta ad aprile, hanno concordato di non consentire a nessun Paese di imporre pedaggi per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, come riferito martedì da un portavoce del Dipartimento di Stato americano all'agenzia di stampa giapponese Kyodo News. Durante la loro conversazione del 30 aprile, Rubio e Wang "hanno concordato che nessun Paese od organizzazione può essere autorizzato a imporre pedaggi per attraversare le vie navigabili internazionali come lo Stretto di Hormuz", ha dichiarato Tommy Pigott. I due hanno anche convenuto che Washington e Pechino dovrebbero costruire una "relazione costruttiva di stabilità strategica, basata sul rispetto e sulla reciprocità", ha aggiunto il portavoce. Con l'Iran che di fatto blocca la principale rotta marittima per il petrolio e il gas del Medio Oriente, la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran dovrebbe essere tra i principali argomenti di discussione tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente cinese Xi Jinping durante il loro vertice di questa settimana. 

"L'Iran giustizia un uomo accusato di spiare per Israele" - L'Iran ha giustiziato un uomo condannato per spionaggio a favore dei servizi segreti israeliani, dopo che la Corte Suprema ha confermato la sua condanna a morte, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Mizan, organo ufficiale del potere giudiziario. La notizia è riportata dal Times of Israel. Secondo l'organizzazione per i diritti umani Hrana, l'imputato, Ehsan Afrishteh, di 32 anni, era stato arrestato nel 2024 e condannato a morte nel 2025 sulla base di confessioni false. 

"Teheran ha ancora il 70% del suo arsenale missilistico" - L'Iran mantiene ancora circa il 70% dei suoi lanciatori mobili sul territorio nazionale e conserva all'incirca il 70% del suo arsenale missilistico prebellico. Lo scrive il New York Times citando fonti di Intelligence. Tale arsenale - viene spiegato - comprende sia missili balistici, in grado di colpire altri Paesi della regione, sia una minore quantità di missili da crociera, utilizzabili contro bersagli a corto raggio, sia terrestri che navali.

"Ripristinato l'accesso a 30 siti missilistici a Hormuz" - L'Iran ha riacquistato l'accesso alla maggior parte dei suoi siti missilistici balistici, lanciatori e strutture sotterranee. E' quanto riportato dal New York Times, citando fonti a conoscenza delle ultime valutazioni riservate dell'intelligence Usa che contraddicono le affermazioni del presidente americano Donald Trump sulla distruzione inflitta alle capacita' militari della Repubblica islamica. Per le fonti, Teheran ha ripristinato l'accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici che gestisce lungo lo Stretto di Hormuz, dove potrebbe utilizzare lanciatori mobili situati all'interno dei siti per spostare i missili in altre posizioni. Secondo le valutazioni d'intelligence, l'Iran mantiene circa il 70% dei suoi lanciatori mobili in tutto il Paese, ha conservato circa il 70% del suo inventario missilistico prebellico e ha riacquistato l'accesso a circa il 90% delle sue strutture sotterranee di stoccaggio e lancio missilistico, considerate "parzialmente o pienamente operative". 

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