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Ora i pasdaran rialzeranno la testa e ci ricatteranno

La Cia ha già avvertito la Casa Bianca sul riarmo nucleare di Teheran. C’è solo un’opzione: sconfiggerli militarmente
di Dario Mazzocchi venerdì 19 giugno 2026

2' di lettura

Un accordo è sempre un accordo e forse a Donald Trump, che si è fatto un nome come uomo d’affari prima che come politico, va bene così. Ma se di mezzo c’è la sicurezza mondiale – perché la materia non riguarda solo le parti coinvolte – allora accontentarsi non è il massimo. Quello che il presidente americano ha sottoscritto con l’Iran è un memorandum d’intesa che lascia perplessità sulla reale disponibilità del regime di Teheran ad accettare le condizioni richieste da Washington. Lo ha sottolineato anche John Ratcliffe, direttore della Cia, avanzando la perplessità che l’Iran stia solo guadagnando tempo in fase di negoziati, come già fatto ripetutamente in passato, per poi scoprire – come riportato dall’Agenzia internazionale dell’energia atomica – che il programma di arricchimento dell'uranio necessario per disporre di armi nucleari era proseguito. E con le nuove concessioni economiche americane in campo petrolifero (meno pressione sulle compagnie che acquistano petrolio iraniano, permesso di aumentare le esportazioni ufficiali) che si aggiungono a uno sblocco graduale dei fondi iraniani congelati dalle sanzioni, gli ayatollah potrebbero ottenere quell'ossigeno che tanto occorre per gli sforzi militari.

Come ha ricordato l'analista Edward Luttwak a Libero lunedì scorso, il regime ha già indirizzato gran parte delle risorse finanziarie al programma nucleare, a discapito dell’economia interna e della popolazione stremata: se questa alza la testa, il sanguinario modo per abbassargliela è purtroppo noto. Il rischio è che il lupo perda il pelo, ma non il vizio: per quanto segnata e scalfita dai bombardamenti americani e israeliani, la rete di comando è ancora lì, con i Guardiani della rivoluzione a preservare il sistema instaurato nel 1979.

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Si può obiettare che tra Ratcliffe e Trump i rapporti non siano armoniosi e che la Casa Bianca abbia già valutato un cambio nella guida della Cia sin da quando questa amministrazione si è insediata. Ma le perplessità di Ratcliffe – formulate sulla base di quanto raccolto dall’intelligence – sono condivise da Marco Rubio, il Segretario di Stato. E, così trapela, dal vicepresidente JD Vance, che però non era nemmeno così convinto dell'operazione militare, almeno agli inizi.

Il linguaggio ambiguo riguardo allo Stretto di Hormuz, poi, potrebbe permettere all’Iran di interpretarlo a proprio piacimento, rafforzando il controllo sul traffico marittimo: non c'è un divieto esplicito a interferire, quanto piuttosto un impegno a collaborare con gli Stati del Golfo Persico nel rispetto del diritto internazionale per definire una futura gestione dell’area. Buone intenzioni, assolutamente: ma la strada delle relazioni con Teheran ne è lastricata, di buone intenzioni. Teheran con i suoi media propagandistici sta diffondendo il messaggio che la clausola di cessate il fuoco su tutti i fronti comprenda quello tra Israele e Libano, tra Idf ed Hezbollah, per assicurare al gruppo terroristico sciita e antisemita di sopravvivere, riorganizzarsi e tornare a quello che ha sempre fatto: colpire Israele, passando per vittima. Un accordo che sa di appeasement, di accomodamenti e concessioni sulle quali è più che lecito nutrire perplessità.

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