Dopo settimane di intensi attacchi ucraini con droni contro logistica, infrastrutture energetiche e collegamenti della Crimea, le autorità russe hanno dichiarato lo stato di emergenza nella penisola. Il provvedimento, entrato in vigore dalle 13 di ieri (ora locale), è stato annunciato dal governatore nominato da Mosca, Sergey Aksënov. Secondo Aksënov, le misure servono principalmente a semplificare la gestione dei rapporti finanziari, monetari, creditizi e contrattuali, oltre alle procedure di risarcimento danni.
Ha precisato che non sono previste restrizioni per i cittadini, come limiti agli spostamenti o coprifuoco. La decisione arriva al culmine della campagna ucraina per “isolare la Crimea”, come dichiarato dal comandante delle Forze dei sistemi senza pilota di Kiev, Robert Brovdi. Gli attacchi hanno colpito in particolare i collegamenti marittimi sullo stretto di Kerch e l’autostrada Novorossya, aggravando i rifornimenti alla penisola. Da giorni la Crimea affronta una grave carenza di carburante: da domenica scorsa la vendita di benzina ai privati è sospesa e riservata solo ai servizi essenziali. Ieri mattina quasi duemila auto erano in coda al ponte di Crimea per raggiungere la regione russa di Krasnodar e fare rifornimento.
Si registrano inoltre diffuse interruzioni di energia elettrica, dopo un attacco alla principale sottostazione di Sebastopoli. Da giovedì è attivo un regime di limitazione dell’approvvigionamento elettrico che ha causato anche problemi nella fornitura di acqua potabile. La crisi sta colpendo pesantemente il settore turistico, pilastro dell’economia locale. Secondo Kommersant, le prenotazioni per luglio e agosto sono calate del 30% rispetto all’anno scorso e numerosi campi estivi per bambini sono stati cancellati.