«Cambia, todo cambia, cambia il modo di pensare, tutto cambia in questo mondo», canta Mercedes Sosa nella canzone spagnola più famosa degli ultimi cinquant’anni, che guarda caso il premier Pedro Sanchez non ha inserito nei suoi suggerimenti per l’estate prima di partire per Lanzarote, lasciando Ceuta e i suoi abitanti al loro destino. L’unica cosa che pare non cambiare è la convinzione di Elly Schlein e della sinistra italiana che Madrid sia il nuovo sol dell’avvenire. Economia, energia, politica estera, perfino immigrazione, malgrado gli ultimi tragici eventi: la sinistra ci propina la ricetta iberica come la panacea di tutti i mali nostrani. La ragione è semplice: poiché gli italiani poco sanno della Spagna, il Pd la indica come il nuovo Eldorado, come sovente fa con i Paesi dove governa un socialista. Non condivide però l’opinione della segretaria dem la stragrande maggioranza degli elettori iberici. Un sondaggio pubblicato dal quotidiano El Mundo, linea editoriale liberal-conservatrice, rileva che, se si votasse oggi, l’alleanza progressista a trazione socialista guidata dall’attuale premier vincerebbe solo in otto province su cinquanta, perderebbe in trentotto e se la giocherebbe in quattro. Risultato: il Partito Popolare e la destra di Vox, attualmente all’opposizione, rispettivamente con 137 e 31 deputati, otterrebbero tra i 196 e i 204 seggi, ben oltre la soglia dei 176 necessari per avere la maggioranza assoluta in Parlamento. Sensibile arretramento in vista invece per il Partito Socialista del premier, che perderebbe una dozzina di rappresentanti, scendendo sotto i 110, e crollo per la sinistra, più estrema, di Sumar, che passerebbe da 26 a dodici.
CATTIVA NOTIZIA
Ma la cattiva notizia per Sanchez è che il sondaggio è stato fatto il 20 luglio scorso, prima dello scoppio della crisi di Ceuta, tuttora in pieno svolgimento, malgrado i settantamila clandestini rispediti in Marocco con le maniere forti, con migliaia di clandestini fuori controllo e la popolazione locale esasperata. Oggi, a un mese di distanza, è lecito supporre che il sondaggio darebbe risultati ancora più sconfortanti per l’alleanza progressista. Altro aspetto significativo è che le province che l’attuale maggioranza di governo riuscirebbe a trattenere a sé sono la Catalogna, i Paesi Baschi e la Navarra. I primi due sono territori storicamente separatisti, da sempre molto problematici per qualsiasi governo centrale e già dotati di ampia autonomia, che votano a sinistra non per Sanchez o i socialisti ma per la loro vocazione anti-statale. La terza è una provincia che si è recentemente spostata a sinistra per la crescita di EH Bildu, forza locale indipendentista, che punta a un’integrazione tra Navarra e Paese Basco.
Insomma, la Spagna tradizionale, anche l’Andalusia, ha voltato le spalle ai socialisti con decisione. Ma soprattutto, ha ridimensionato la sinistra estrema e anti-casta, che tra Avs ed M5S spadroneggia invece in Italia. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, anche questo è un fallimento di Sanchez, visto che la leader di Sumar è Yolanda Diaz, ex vicepresidente del governo e ministro del Lavoro, alla quale il premier aveva dato il compito, nel 2023, di riunificare il voto delle sinistre di Podemos, Izquierda Unida più almeno una quindicina di altre sigle. L’unione non fa la forza: missione fallita. Anche in questo caso però bisogna considerare che la rilevazione non tiene conto degli ultimi fatti d’attualità, che hanno molto danneggiato la popolarità del premier e dovrebbero penalizzare il Partito Socialista. Formazione che peraltro anche un mese fa segnava il passo. Per il sondaggio di El Mundo infatti la destra di Vox sarebbe in grado di sottrarre il secondo posto, dietro ai Popolari, al partito di Sanchez in ben 19 province.
ELEZIONI
Pronto Elly, che succede? Succede che alle urne a Madrid mancano circa 9 mesi: la legislatura termina a primavera 2027, prima della scadenza naturale di quella italiana. Schlein e compagni hanno nel “facciamolo alla spagnola”, uno dei pochi punti certi del loro programma. Presentarsi ai seggi giusto tre o quattro mesi dopo il crollo di Sanchez sarebbe un infortunio di narrazione non da poco. Resta da chiedersi se a non capire un accidente di Pedro siano i cittadini spagnoli, che lo subiscono da anni, o la segretaria dem, che volge sempre lo sguardo altrove per non guardare nel suo campo largo e nel suo partito. Servirebbe un libro per smontare il falso mito di Sanchez. Molto sinteticamente, si può ricordare che l’immigrazione ha fatto aumentare i reati violenti, compresi gli stupri, in Spagna più che in Italia, e non ha risolto il problema dei salari, la cui media è mille euro l’anno lordi in più rispetto a quelli di casa nostra, ma in compenso ha fatto sì che la disoccupazione nel Paese si mantenesse a livelli doppi rispetto ai nostri. In più, l’aumento del Pil, che non è reale, ovverosia poco incide sul benessere individuale, ma è dovuto alle regolarizzazioni che hanno aumentato la popolazione di quasi un milione di persone, ha fatto schizzare il prezzo degli immobili, creando un’emergenza casa che il governo non riesce a gestire. Si aggiungono poi i disastri in politica estera, come la crisi diplomatica col Marocco, che è la vera ragione dell’improvvisa e mastodontica ondata di profughi a Ceuta.