In America i candidati socialisti stanno battendo i rivali dell’establishment democratico nelle primarie in vista delle elezioni di medio termine del prossimo novembre. Sarà per questo che il loro capofila, il sindaco di New York, Zohran Mamdani, in un delirio di onnipotenza ha fatto causa al suo stesso City Council (il consiglio comunale) e ha deciso di trascinarlo davanti a una corte di Manhattan nelle settimane a venire. Il reuccio della Grande Mela ha reagito così a una legge chiamata Respect Check Act, da lui osteggiata ma approvata dalla maggioranza del Consiglio che governa la città, che si propone di riconoscere fino a 10mila dollari di bonus annuale ai 26mila insegnanti di sostegno che lavorano nelle scuole pubbliche della metropoli. «Ogni membro del Consiglio, con un voto unanime e bipartisan, ha sostenuto la legge, perché è inaccettabile che i paraeducatori che assistono alcuni dei nostri studenti con maggiori necessità guadagnino appena 32mila dollari all’anno», ha dichiarato mercoledì al New York Times la presidente del City Council, Julie Menin, che ha promosso la legge sostenuta dalla United Federation of Teachers, uno dei più influenti sindacati degli insegnanti.
La motivazione addotta da Mamdani (e quindi da City Hall) per sostenere la causa legale è quantomeno singolare: il sindaco, che ha preferito le vie legali al veto sul provvedimento perché la maggioranza dell’aula consiliare lo avrebbe comunque respinto, ha spiegato che «questo tipo di provvedimenti deve essere concluso attraverso la libera contrattazione tra i sindacati e i rappresentanti della pubblica amministrazione e non imposto per legge». Proprio lui, che aveva fatto campagna elettorale promettendo di rendere New York più accessibile economicamente a tutti, vuole ora bloccare i bonus per i dipendenti comunali a reddito più basso, che, oltretutto, lavorano con bambini vulnerabili, dicono i suoi avversari. «Il primo cittadino sta facendo di tutto per negare qualche soldo in più e una vita più dignitosa a chi, tra i nostri lavoratori, ne ha più bisogno, per lo più parliamo di donne afroamericane. Gli auguro buona fortuna davvero», ha detto sardonicamente in un’intervista a un media locale il presidente della United Federation of Teachers, Michael Mulgrew.
Certo, il provvedimento andrebbe a pesare per circa 325 milioni di dollari l’anno sulle già disastrate casse comunali di New York. Ma, come ha sottolineato Julie Manin, «la città spende comunque un miliardo di dollari l’anno a sostegno di chi, per ottenere un’assistenza scolastica migliore per i propri figli con problematiche riconosciute, li manda nelle scuole private». Il portavoce del sindaco, Matt Rauschenbach, ha dichiarato che City Hall sta agendo per difendere i diritti dei lavoratori: «Non permetteremo che il processo politico sostituisca il tavolo della contrattazione collettiva e la causa ha lo scopo di tutelare il diritto di ogni sindacato a negoziare per conto dei propri iscritti, a battersi per il posto di lavoro che meritano e a garantire che siano i lavoratori, e non i politici, a determinare il proprio futuro». Da parte sua, Mulgrew ha definito queste affermazioni «uno scherzo» e ha minacciato «una guerra totale» contro il sindaco se dovesse procedere nel tentativo di bloccare la legge e il bonus.