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Inizia il dopo Macron: è già Mélenchon-Le Pen

Primo dibattito delle presidenziali francesi oggi sul campo centrale del Roland Garros. Sette gli sfidanti, però la partita vera è tra destra ed estrema sinistra
di Mauro Zanon giovedì 27 agosto 2026

3' di lettura

È sul Philippe-Chatrier, campo centrale del Roland-Garros, che andrà in scena il primo atto della campagna per le presidenziali francesi del 2027. Oggi pomeriggio non ci saranno racchette né palline sulla terra rossa parigina, ma i principali candidati all’Eliseo, che hanno accettato l’invito del Medef (la Confindustria francese) a partecipare alla Rencontre des entrepreneurs de France (Ref), la consueta convention annuale della classe imprenditoriale d’oltralpe.

Marine Le Pen, Jean-Luc Mélenchon, Édouard Philippe, Gabriel Attal, Raphaël Glucksmann, Bruno Retailleau e Marine Tondelier saranno a chiamati a parlare di produzione, lavoro, investimenti, fiscalità, debito, nel quadro di un appuntamento che avrà come tema «il coraggio». Nel 2022, il Medef, all’indomani del primo turno, aveva diffuso un comunicato nel quale faceva il suo endorsement pro Macron. Quest’anno, tuttavia, non potrà farlo: l’attuale presidente non potrà infatti ripresentarsi per sopraggiunti limiti di mandato.

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La leader del Rassemblement national, invece, salvo improbabili cataclismi, sarà ancora una volta al ballottaggio. Ma l’avversario, questa volta, potrebbe non essere un candidato del blocco centrale. L’ultimo sondaggio pubblicato da Toluna-Harris Interactive ha disegnato infatti uno scenario che vede Le Pen prima in tutte le configurazioni testate, con percentuali comprese fra il 35% e il 38%, e in ottima posizione per qualificarsi al secondo turno il frontman della sinistra radicale, Jean-Luc Mélenchon, accreditato tra il 16% e il 17%: una percentuale sufficiente nella maggior parte delle combinazioni per battere gli ex premier centristi Édouard Philippe (Horizons) e Gabriel Attal (Renaissance), che litigano tra di loro per contendersi lo stesso elettorato.

L’ultima istantanea è dunque quella di un probabile secondo turno Le Pen-Mélenchon, i due estremi dello scacchiere politico francese, entrambi capaci di fagocitare una parte dell’elettorato dei partiti tradizionali, approfittando dei loro litigi, della loro crisi d’identità e di leadership. Se questo scenario si concretizzasse nella primavera del 2027, produrrebbe una trasformazione profonda del sistema inaugurato da Macron, costruito proprio sulla promessa di sottrarre la presidenza alla vecchia contrapposizione fra destra e sinistra. Il paradosso, insomma, è che a dieci anni dalla sua vittoria il macronismo potrebbe lasciare in eredità una Francia ancora più polarizzata.

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Mélenchon si presenta come l’unico candidato della sinistra dotato della forza necessaria per accedere al secondo turno, diversamente dal candidato della gauche parigina Raphaël Glucksann, poco amato nella Francia profonda, ossia dalla maggior parte del Paese, e dai portabandiera del Partito socialista e dei Verdi, con nessuna speranza di arrivare fino in fondo. Ma il leader di Lfi potrebbe pagare il prezzo di certe sue bugie sul suo romanzo familiare, come sottolineato da alcuni video che circolano in questi giorni sui social. Tutto è partito dallo scrittore franco-algerino Kamel Daoud, che su Le Point, a maggio, ha riaperto il dossier sulle origini di Mélenchon, accusandolo di avere trasformato la propria genealogia in uno strumento politico, di voler “riparare” il peccato di essere figlio e nipote di coloni mentendo agli elettori. Il guru di Lfi ha costruito nel tempo l’immagine di un uomo “venuto dal popolo”, figlio di genitori poveri, e ha insistito sulla propria identificazione con il Maghreb e con la storia della colonizzazione. Ma la sua biografia è più complessa.

Da parte di padre, ci sono un nonno nato in Spagna e una nonna nata a Sidi Bel Abbès, entrambi stabilitisi in Algeria. Da parte di madre, ci sono un nonno proveniente da Valencia e una nonna nata a Guyotville, con antenati di origini siciliane. Una genealogia ben radicata in quel movimento che ha plasmato l’epoca coloniale: migrazioni, insediamento nelle colonie, ascesa sociale grazie all’Impero. Quanto ai suoi genitori, uno era impiegato delle poste nato a Orano e l’altra maestra nata a Staoueli; entrambi si trasferirono in Marocco per motivi di lavoro, beneficiando del sistema coloniale. Insomma, Mélenchon è il prodotto di quell’Algeria francese, di quella società coloniale da cui oggi prende le distanze per sedurre l’elettorato maghrebino. Per ora, tuttavia, questa controversia non sembra scalfire la sua dinamica elettorale. Le prossime elezioni presidenziali, ha scritto Le Monde, potrebbero decidersi con un ballottaggio «tra formazioni antisistema», una prima assoluta nella storia della Francia repubblicana.

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