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E negli Usa spuntano gonna e scarpe suprematiste

Al centro delle polemiche woke la campagna pubblicitaria delle Converse e la cantante Karina. Per la rete ci sarebbero richiami al Ku Klux Klan
di Lorenzo Cafarchio mercoledì 23 settembre 2026

2' di lettura

È bastato un fascio di luce per evocare il Ku Klux Klan. Proviamo a raccontarvi la vicenda senza farci scappare da ridere. Perché come disse Ennio Flaiano, qui, «la situazione è grave ma non è seria».
Sulla pagina Instagram di Converse è apparsa una pubblicità in cui la cantante sudcoreana, Karina, veniva mostrata con indosso una gonna bianca e un paio di scarpe da ginnastica ai piedi, mentre con la mano sinistra sorreggeva un altro paio di sneaker. Fino a qui, direte, tutto a posto. Però alcuni critici hanno visto nel gioco di luci, creatosi sulla sottana, qualcosa di allarmante. Ovvero? Un triangolo bianco che ricorderebbe il cappuccio del famigerato Kkk. Anzi c’è di più. Altri hanno visto nelle scarpe tenute in mano, sospese nel vuoto, dalla voce sudcoreana una persona impiccata. La totale, quindi, effige di persecuzioni razziali con tanto di esecuzione capitale. Follia.

L’azienda di calzature, di proprietà del marchio Nike, ha immediatamente alzato bandiera bianca chiedendo scusa. «Ci rendiamo conto», riportano parecchi media tra cui la Bbc, «del fatto che questa immagine possa turbare profondamente e riconosciamo di aver commesso un errore. L’abbiamo rimosso dai nostri canali e stiamo lavorando per eliminarla da qualsiasi spazio in cui sia apparsa. Tutto questo non sarebbe dovuto accadere, in futuro faremo le cose meglio».

E niente pensavamo di esserci liberati, definitivamente, del woke e invece ora al centro del polverone sono finite la marca di scarpe, le sue Chuck 70 X e la cantante Karina. Interprete del K-pop - unica k della vicenda, altroché Kkk - il genere musicale sudcoreano che ha conquistato il mondo intero. Sulla rete, principalmente su X, sono piovuti commenti compreso qualcuno che cerca di ricondurre il dibattito alla ragione.

«Voi guardate una foto di moda finché gli occhi non vi si incrociano, solo per trovare qualcosa di cui offendervi». L’influencer, coreano-amerciano, Kangmin Lee afferma che «in qualche modo i truffatori che sfruttano le rivendicazioni della comunità nera e le “vittime di professione” sono riusciti a collegare la questione al Kkk». Chissà quale sarà il prossimo abbaglio progressista a cui saremo costretti ad assistere.

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