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Viktor Orban fa cadere l'Unione europea a colpi di voto. Senaldi: chi è il vero democratico ora?

Pietro Senaldi
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La sinistra sta facendo le barricate per approvare la legge Zan contro l'omofobia. Si impunta talmente tanto, rifiutando ogni mediazione, che finora ha ottenuto l'unico effetto di rinviarla. La legge vuole introdurre una tutela rafforzata ai gay da insulti e aggressioni, punendo chi li offende e ferisce più gravemente di chi se la prende con eterosessuali. Il provvedimento è un cavallo di battaglia della sinistra, la quale ritiene che solo un fascista, o un leghista o comunque un elettore del centrodestra, perché nella narrazione dei democratici sono la stessa cosa, possa prendersela con un gay. I democratici sono così convinti di essere i soli difensori degli omosessuali, che quando ne trovano uno che non li supporta, gli appiccicano l'etichetta di "gay di destra", e vi si relazionano a volte come con un extraterrestre che ha smarrito la via di casa, altre volte come con un figlio perduto da maledire. Lo scontro sulla Zan è tra una parte della sinistra, che ritiene che la legge sia un progresso civile e tutti gli altri, che reputano viceversa che essa sia un salto indietro, in quanto limita le libertà d'espressione e anche d'educazione dei figli. I sostenitori del provvedimento sono i più feroci nemici della norma di Orbán che, nella sua Ungheria, introduce una serie di agevolazioni alle famiglie e stimoli a fare figli, limitando alle ore serali i programmi che trattano di omosessualità. Per questa legge il presidente magiaro viene dipinto dal Pd nostrano come un dittatore peggiore di Erdogan o Xi Jinping mentre Salvini e la Meloni sono quotidianamente screditati per avere rapporti politici con Budapest, che, è bene ricordarlo, è uno Stato della Ue e non un regime islamico. Insomma, stando ai progressisti e ai loro cantori e scribacchini, la diatriba sui gay vedrebbe da una parte gente civile, sensibile, democratica e rispettosa dei diritti umani e dall'altra i nipotini di Attila, sterminatori di pederasti, barbari e squadristi. Fin qui il racconto.

 

 

 

Differenze di sensibilità

Ora i fatti. Mezza sinistra, femministe comprese, non vuole la Zan e il Pd teme che la legge venga affossata in Parlamento. Per evitare che la democrazia compia il suo percorso, la senatrice piddina Monica Cirinnà, quella che gira con la maglietta con la scritta "Dio, patria, famiglia: che palle!" ha minacciato liste di proscrizione che divulghino i nomi degli onorevoli contrari alla sedicente norma anti-omofobia. Un'iniziativa sconcertante, che ha diviso gli stessi dem, visto che questo genere di elenchi sono tipici dei regimi che, proprio come la riccioluta parlamentare, utilizzano giustificazioni etiche e ideologiche per compilarli. Viceversa, quel tiranno di Orbán ha pensato bene, date le proteste che la sua legge ha prodotto non in patria, ma fuori, di sottoporla al gradimento popolare mediante referendum. Una beffarda lezione di sensibilità democratica che marca per l'ennesima volta la differenza tra il Pd e gli altri. Da una parte, chi non ha mai smesso di far politica come si fa nelle assemblee studentesche, pensando di essere sempre dalla parte del giusto, al punto da perdere ogni contatto con i diritti che afferma di voler difendere e da stravolgere le regole del civile dibattito politico. Dall'altra, i politici di professione e i leader, che cercano un compromesso in Parlamento e l'approvazione popolare. Per i democratici alla Cirinnà, i primi sono voltagabbana da mettere alla gogna, i secondi dei fascisti.

 

 

 

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