"Chiamare l'Esquilino zona-rossa fa brutto? E' contro ipocrisie come questa che bisogna dire basta". A farlo presente è Sara Kelany, deputata e responsabile del dipartimento immigrazione di Fratelli d'Italia, commentando, in un'affollata conferenza stampa a Montecitorio, i dati emersi da un rapporto sulle cosiddette 'No-go Zones', i quartieri off-limits delle grandi aree urbane europee.
Quartieri dove l'Islam e la sua legge, la Sharia, sono già ben radicati. E dove lo Stato e i diritti - per donne, per esponenti Lgbtq+ e per chi pratica religioni diverse - retrocedono. Questo l'allarme lanciato dall'esponente di FdI, affiancata in quest'occasione da Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo dei Conservatori e dei Riformisti europei (Ecr) al Parlamento Europeo, dal direttore de Il Tempo, Daniele Capezzone, e dal consigliere di FdI del Municipio I di Roma, Stefano Tozzi.
Dal rapporto che è "più tecnico che politico" - si sottolinea - esce la conferma che l'Islamizzazione esiste e, come qualsiasi problema, va affrontata. "Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome - avverte infatti Kelany -: il separatismo religioso è una realtà che minaccia le fondamenta della nostra civiltà. Per paura di essere tacciati di islamofobia o xenofobia, la politica ha a lungo voltato lo sguardo altrove, permettendo la nascita di enclave dove la legge dello Stato viene sostituita dalla Sharia".
"Oggi, grazie al lavoro di Fratelli d'Italia e di questo governo - prosegue l'esponente di FdI - quella stagione di cecità ideologica è finita". In merito al rapporto dal titolo 'Immigrazione, islamizzazione e ascesa delle società parallele' - realizzato dall'osservatorio francese OID per la fondazione New Direction - "i dati parlano chiaro. L'Europa - incalza Kelany - soffre di una stratificazione di fallimenti: ha fallito il multiculturalismo anglosassone e ha fallito l'assimilazionismo giacobino francese, che pretendendo di cancellare le radici ha finito per alimentare il risentimento. L'Italia ha un anticorpo naturale: la nostra identità legata ai territori, ai comuni, ai suoi mille campanili". "Piccoli comuni - spiega - dove non si rinuncia alle nostre tradizioni e, infatti, chi arriva lo percepisce ed è più disposto a integrarsi con la popolazione". Tuttavia, ammonisce, "nelle grandi periferie urbane, anche italiane, i problemi esistono e non possiamo abbassare la guardia".
Dopo aver puntato l'indice contro "l'immigrazione massiccia e incontrollata voluta dalle sinistre negli ultimi dieci anni" responsabile, a suo avviso, del "degrado nelle nostre periferie", Kelany ha rammentato che il governo Meloni si sta invertendo la rotta: "Abbiamo presentato in Parlamento un disegno di legge contro il separatismo religioso, per accendere un faro sui finanziamenti esteri alle moschee e impedire infiltrazioni radicali". Un provvedimento, rammenta la parlamentare, "già depositato e attualmente oggetto di audizioni", che sta seguendo un cammino autonomo rispetto quello del Dl Sicurezza in quanto "tratta di tematiche al di fuori di quel perimetro".
Il cuore del problema, sintetizza la deputata, è evitare alle nostre periferie il destino toccato, solo per citare qualche esempio, a Saint-Denis (Parigi), a Molenbeek (Bruxelles) o a NeuKolln (Berlino): luoghi dove - afferma - "si calpestano i diritti fondamentali delle donne e si attuano pratiche incompatibili con la nostra cultura e con il principio di uguaglianza". "Zone - le fa eco Procaccini - sempre più diffuse che hanno un minimo comune denominatore: una presenza massiva e pervasiva d'immigrazione tale da modificare l'identità del quartiere stesso".