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Kelany, il report choc di FdI sull'Islam in Europa: "Le zone rosse" nel silenzio della sinistra

venerdì 3 aprile 2026

3' di lettura

"Chiamare l'Esquilino zona-rossa fa brutto? E' contro ipocrisie come questa che bisogna dire basta". A farlo presente è Sara Kelany, deputata e responsabile del dipartimento immigrazione di Fratelli d'Italia, commentando, in un'affollata conferenza stampa a Montecitorio, i dati emersi da un rapporto sulle cosiddette 'No-go Zones', i quartieri off-limits delle grandi aree urbane europee.

Quartieri dove l'Islam e la sua legge, la Sharia, sono già ben radicati. E dove lo Stato e i diritti - per donne, per esponenti Lgbtq+ e per chi pratica religioni diverse - retrocedono. Questo l'allarme lanciato dall'esponente di FdI, affiancata in quest'occasione da Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo dei Conservatori e dei Riformisti europei (Ecr) al Parlamento Europeo, dal direttore de Il Tempo, Daniele Capezzone, e dal consigliere di FdI del Municipio I di Roma, Stefano Tozzi.

Dal rapporto che è "più tecnico che politico" - si sottolinea - esce la conferma che l'Islamizzazione esiste e, come qualsiasi problema, va affrontata. "Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome - avverte infatti Kelany -: il separatismo religioso è una realtà che minaccia le fondamenta della nostra civiltà. Per paura di essere tacciati di islamofobia o xenofobia, la politica ha a lungo voltato lo sguardo altrove, permettendo la nascita di enclave dove la legge dello Stato viene sostituita dalla Sharia".

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"Oggi, grazie al lavoro di Fratelli d'Italia e di questo governo - prosegue l'esponente di FdI - quella stagione di cecità ideologica è finita". In merito al rapporto dal titolo 'Immigrazione, islamizzazione e ascesa delle società parallele' - realizzato dall'osservatorio francese OID per la fondazione New Direction - "i dati parlano chiaro. L'Europa - incalza Kelany - soffre di una stratificazione di fallimenti: ha fallito il multiculturalismo anglosassone e ha fallito l'assimilazionismo giacobino francese, che pretendendo di cancellare le radici ha finito per alimentare il risentimento. L'Italia ha un anticorpo naturale: la nostra identità legata ai territori, ai comuni, ai suoi mille campanili".  "Piccoli comuni - spiega - dove non si rinuncia alle nostre tradizioni e, infatti, chi arriva lo percepisce ed è più disposto a integrarsi con la popolazione". Tuttavia, ammonisce, "nelle grandi periferie urbane, anche italiane, i problemi esistono e non possiamo abbassare la guardia".

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Dopo aver puntato l'indice contro "l'immigrazione massiccia e incontrollata voluta dalle sinistre negli ultimi dieci anni" responsabile, a suo avviso, del "degrado nelle nostre periferie", Kelany ha rammentato che il governo Meloni si sta invertendo la rotta: "Abbiamo presentato in Parlamento un disegno di legge contro il separatismo religioso, per accendere un faro sui finanziamenti esteri alle moschee e impedire infiltrazioni radicali". Un provvedimento, rammenta la parlamentare, "già depositato e attualmente oggetto di audizioni", che sta seguendo un cammino autonomo rispetto quello del Dl Sicurezza in quanto "tratta di tematiche al di fuori di quel perimetro".

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Il cuore del problema, sintetizza la deputata, è evitare alle nostre periferie il destino toccato, solo per citare qualche esempio, a Saint-Denis (Parigi), a Molenbeek (Bruxelles) o a NeuKolln (Berlino): luoghi dove - afferma - "si calpestano i diritti fondamentali delle donne e si attuano pratiche incompatibili con la nostra cultura e con il principio di uguaglianza". "Zone - le fa eco Procaccini - sempre più diffuse che hanno un minimo comune denominatore: una presenza massiva e pervasiva d'immigrazione tale da modificare l'identità del quartiere stesso". 

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