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Cherosene, l'ultimo carico il 9 aprile: scenari estremi, cosa può accadere

di Redazione giovedì 2 aprile 2026

3' di lettura

L’ultimo carico di cherosene per l’Europa arriva il 9 aprile. Da quel momento in avanti non c'è certezza su cosa accadrà. Il timore, nel caso in cui non dovesse esserci più disponibilità di benzina per gli aerei, è che vengano cancellati numerosi voli la prossima estate. A portare l'ultimo carico, che arriverà a Rotterdam, in Olanda, è la petroliera "Rong Lin Wan". Si tratta, come si legge sul Corriere della Sera, dell’ultima nave piena di cherosene per aerei ad aver lasciato il Golfo Persico con destinazione Europa. Partita lo scorso 26 febbraio da Mina Al Ahmadi, in Kuwait, e inizialmente diretta a Malta secondo Marine Traffic, sarebbe riuscita ad attraversare lo Stretto di Hormuz appena in tempo prima del blocco da parte dell’Iran. 

"Secondo le nostre proiezioni, da fine aprile, inizio maggio, ci ritroveremo con la metà del cherosene a disposizione in Europa - ha spiegato al Corriere il capo delle operazioni di una delle più grandi aviolinee -. Forse riusciamo a guadagnare 3-5 settimane ricorrendo a una parte delle scorte strategiche e ritardando le operazioni di pulizia delle raffinerie, che di solito avvengono in primavera. Ma non sarà sufficiente". 

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Per il trasporto aereo in Europa si tratta di un grande problema, dal momento che circa la metà del jet fuel presente negli aeroporti europei proviene proprio dalle raffinerie che si trovano nello Stretto di Hormuz. Un’altra fonte di approvvigionamento è l’India, ma vista la crisi che colpisce di più il Sud-est asiatico, ora le petroliere stanno deviando verso Oriente. Inoltre, ci sarebbero anche Stati Uniti e Africa occidentale, ma si parla comunque di quantità non sufficienti per il trasporto aereo in Europa. In ogni caso, non si tratta di un problema nuovo: già da qualche anno il Vecchio Continente ha a disposizione minori quantità di cherosene, non solo per la chiusura delle raffinerie e la produzione locale di jet fuel in calo, ma anche per le norme ambientali che impongono un maggior uso dei biocarburanti, insufficienti e con un costo cinque volte più alto. A questo si aggiungono le sanzioni alla Russia, che riducono la disponibilità a poca distanza.

Intanto, un amministratore delegato al Corsera ha spiegato: "Tutti i vettori lavorano a un piano di emergenza nel caso negli aeroporti non ci sia carburante per tutti o dovesse addirittura finire. La matematica in questo caso è semplice: non è possibile effettuare lo stesso numero di voli senza la stessa quantità di jet fuel. Se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere chiuso anche ad aprile, vedremo centinaia di aerei messi a terra e toccherà cancellare migliaia di voli". Lufthansa ipotizza il fermo di 20-40 aerei. Allo stesso tempo, si assiste anche a un'impennata dei prezzi: negli ultimi giorni una tonnellata di cherosene ha sfiorato i 1.800 dollari, più del doppio rispetto a fine febbraio. 

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"Se la guerra finisce e lo Stretto di Hormuz riapre entro la metà o la fine di aprile, allora non c’è alcun rischio per le forniture - ha detto a Sky News Michael O’Leary, ceo di Ryanair -. Se la guerra continua e le interruzioni dell’approvvigionamento persistono, riteniamo che ci sia un rischio concreto che una quota limitata, forse il 10%, 20% o 25% delle nostre forniture, possa essere a rischio tra maggio e giugno". 

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