Giancarlo Giorgetti lo aveva detto anche venerdì: la soluzione alla crisi deve essere europea. E allora non sorprende che ieri cinque ministri dell’Economia Ue, tra cui l’italiano, hanno chiesto una misura per tassare gli extraprofitti delle società energetiche, in reazione all’aumento dei prezzi del carburante a seguito della guerra in Medio Oriente. Si tratta di Germania, Spagna, Portogallo, Austria e Italia. «Una soluzione europea», scrivono in una lettera al commissario Ue Wopke Hoekstra, «rappresenterebbe un segnale per i cittadini» e per l’economia dimostrando che «siamo uniti e in grado di agire» e invierebbe un «messaggio chiaro»: coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte.
«Il conflitto in Medio Oriente ha causato un aumento dei prezzi del petrolio, imponendo un onere significativo sull’economia europea e sui cittadini europei. È importante garantire che tale onere sia distribuito equamente», scrivono ancora i cinque ministri, ricordando di aver «sostenuto e promosso misure per tassare gli extraprofitti delle imprese energetiche» e chiedendo alla Commissione di sviluppare «uno strumento analogo a livello dell’Ue, fondato su una solida base giuridica». Secondo i ministri, agire insieme permetterebbe di «finanziare misure temporanee di sostegno, in particolare per i consumatori, e contenere l’aumento dell’inflazione, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici».
Poi invitano Bruxelles a «sviluppare rapidamente questo strumento» e a valutare «se e come i profitti esteri delle compagnie petrolifere multinazionali possano essere inclusi in modo più mirato» rispetto al precedente contributo del 2022.
Una misura forte che per una volta trovare il via libera anche di Forza Italia: «Bene il lavoro sugli extraprofitti, ma le misure vanno costruite con le imprese non contro di loro», ha spiegato in serata il capogruppo al Senato Stefania Craxi.
Da Bruxelles, però, rimangono freddi.
Fonti europee fanno sapere che l’introduzione di una misura Ue coordinata per tassare gli extraprofitti legati al caro-petrolio, non garantirebbe necessariamente la rapida disponibilità di risorse finanziarie aggiuntive per gli Stati membri, per coprire eventuali ulteriori spese di bilancio derivanti da questa crisi.
Totale contrarietà alla misura arriva invece dall’Unione Energie per la Mobilità (Unem) che riunisce gli operatori della raffinazione e distribuzione di carburanti, che ha espresso «sorpresa e sconcerto» per l’iniziativa dei cinque Paesi europei.