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Ue, la strategia suicida sull'energia: cosa può accadere

di Fabio Dragoni sabato 11 aprile 2026

3' di lettura

Secondo i geni usciti dall’Unione Europea non dovremmo tornare ad acquistare il petrolio della Russia. La cosa invece avrebbe più che un senso nell’ambito di un negoziato sulla guerra in Ucraina. Con un fornitore in più aumenti l’offerta e quindi diminuisce il prezzo. Pure Federpetroli, e non solo la Lega, sostiene questa comprensibilissima tesi. Dalle parti del Nazareno si fanno ovviamente le barricate di fronte a tale possibilità.

Eppure il gas della Russia lo acquistiamo. E perché il gas sì ed il petrolio no? Il Prof. Andrea Romano sostiene rimanendo serio che non è vero e che questo gas lo acquistano solo Ungheria e Repubblica Ceca. Ora essendo che stiamo parlando di gas naturale liquefatto che viaggia su nave, il candidato spieghi come queste navi gasiere possano arrivare in quei paesi che il mare non ce l’hanno. E che l’Ue faccia incetta di gas russo lo dimostrano soprattutto i dati. Nel 2025, come pubblicato dal Financial Times, il 97% del gas liquido prodotto negli impianti di Yamal in Siberia sono finiti in Unione Europea attraccando soprattutto in Francia e Belgio. Costo complessivo, poco meno di 3 miliardi di dollari.

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Nessuno scordi inoltre che l’Europa non ha mai sanzionato l’importazione di gas russo. Questa è durata, via tubo, finché questi non sono stati fatti saltare in aria. Ci riferiamo al gasdotto Northstream. E perché il petrolio non possiamo acquistarlo? Il greggio ha di fatto sempre galleggiato. Si imbarca da una parte per ricomparire in un’altra. Mentre il gasdotto o l’oleodotto sono un matrimonio fra un giacimento ed un mercato, il gas liquefatto ed il petrolio viaggiano per nave dove le porta il prezzo. Quindi l’Europa predica bene (sul petrolio) e razzola male (sul gas). E non è l’unico caso. Bruxelles dice che non possiamo rinunciare al Green New Deal e che dobbiamo tenerci gli Ets (le tasse per chi emette CO2). Ci dice che non dobbiamo usare il carbone mentre questo rimane la fonte di energia più utilizzata al mondo per ottenere elettricità. Noi per seguire i suoi consigli bruciamo carbone per produrre l’1% circa della nostra elettricità mentre la Germania arriva ad oltre il 20%. Ed il ministro tedesco Reiche della Cdu sostiene che ce ne voglia dell’altro lanciando un grido di allarme in un editoriale del quotidiano FAZ: «La manifattura tedesca si sta dissanguando e la deindustrializzazione è una realtà. Ci piacerebbe decarbonizzarci mala nostra energia costa troppo e così chiudiamo bottega».

Questa è la sintesi brutale del pezzo. Parole mie, concetti suoi. Non giriamoci tanto intorno. Se noi abbiamo un problema, quello rimane un nostro fottuto problema. Se invece la Germania lancia un allarme, statene certi che quello sarà un allarme europeo. Inutile quindi seguire ed inserire indirizzi che non hanno senso (dal divieto di comprare il petrolio russo al non bruciare carbone) quando il loro destino è già segnato. Rimane infine l’ultima partita aperta. Quella della revisione del Patto di Stabilità e Crescita. Giorgia Meloni, nell’ultima audizione in parlamento, ha “aperto” alla necessità di una sua sospensione. Orale uniche proposte dell’UE sono raccomandazioni del tipo (1) stare a casa, (2) usare i mezzi pubblici, (3) smart working e (4) usare soprattutto fornelli ad induzione.

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Sul tema della sospensione del Patto di Stabilità Antonio Maria Rinaldi, nella scorsa legislatura “relatore ombra” per la Lega ed unico italiano nella competente commissione parlamentare durante la discussione sul nuovo patto di stabilità, suggerisce una tattica elegante. «Dobbiamo chiedere ed ottenere l’attivazione dell’articolo 26 del nuovo Patto. Prevede in caso di emergenza di derogare ai vincoli di bilancio. I requisiti dell’urgenza e dell’emergenza ci sono tutti. Del resto quell’articolo è già stato attivato per quanto concerne 17 Paesi relativamente alle spese militari». Meglio prevenire che curare. Non si tratta cioè di invocare la sospensione del Patto, cosa di per sé giusta a prescindere, ma di usarlo ottenendo l’attivazione di una deroga per quanto concerne il capitolo energia. Dalle parti del centrodestra dovrebbero aver compreso che una legge di bilancio minimamente espansiva (o elettorale) è infattibile dentro la gabbia regolamentare europea. Il tempo scorre e le elezioni sono dietro l’angolo. Non avete fretta?

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