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Post-Nato, una nuova alleanza militare in Europa: lo scenario

di Mauro Zanon venerdì 17 aprile 2026

3' di lettura

Nelle ultime settimane, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha intensificato le critiche nei confronti della Nato e in particolare dei suoi membri europei, che hanno declinato l’invito a unirsi al conflitto in Iran, a partecipare a missioni navali per sbloccare lo Stretto Hormuz e a far utilizzare agli americani i propri cieli e le proprie basi militari per operare. «Siamo sempre stati presenti, Ucraina compresa. L’Ucraina non era un nostro problema. Era una prova, e noi eravamo lì per loro, e lo saremmo sempre stati. Loro non erano lì per noi», ha detto Trump in un’intervista al Telegraph di due settimane fa, minacciando di uscire dall’organizzazione internazionale fondata nel 1949. «Sto considerando seriamente il ritiro dalla Nato» ha affermato Trump, definendo l’Alleanza atlantica una «tigre di carta». Durante un discorso a Miami, pochi giorni dopo, ha ribadito il concetto: «Spendiamo centinaia di miliardi di dollari all’anno per la Nato, e siamo sempre stati lì per loro, ma oggi, alla luce delle loro azioni, suppongo che non dobbiamo più esserlo».

La decisione di un ritiro americano dalla Nato, che provocherebbe un terremoto sul piano geopolitico, non è ancora stata presa dall’inquilino della Casa Bianca, ma gli europei la ritengono sufficientemente credibile per cominciare a trarne le conseguenze. E a costruire una nuova architettura per una «Nato europea», come rivelato mercoledì dal Wall Street Journal. «L’Alleanza sarà guidata maggiormente dall’Europa», ha dichiarato di recente il segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte. Il Wall Street Journal precisa che al momento i piani, concepiti per la prima volta l’anno scorso, stanno procedendo «informalmente» attraverso discussioni non ufficiali e incontri a cena che non intendono rivaleggiare con l’attuale Alleanza.

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A rompere gli indugi su questo piano B, sin qui promosso con forza soprattutto dalla Francia, sarebbe stato il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Secondo persone a lui vicine, il cancelliere avrebbe maturato tale decisione alla fine dello scorso anno dopo essere arrivato alla conclusione che il tycoon americano potrebbe essere pronto ad abbandonare l’Ucraina. Tradizionalmente cauta su ogni ipotesi di autonomia strategica che potesse apparire alternativa al legame transatlantico, Berlino sembra oggi sempre più favorevole a un rafforzamento sostanziale della dimensione europea della difesa. Lo sblocco della Germania avrebbe raccolto il consenso di Regno Unito, Francia, Polonia, Paesi nordici e Canada, i quali ora considerano il piano di emergenza come una coalizione di volenterosi all’interno dell’Alleanza atlantica.

Ma la sfida di una “Nato europea” è a dir poco considerevole e consiste nel recuperare anni di scarsi investimenti nella spesa militare. L’Europa dispone di risorse economiche e industriali significative, ma le sue capacità militari restano frammentate e, in molti ambiti chiave, ancora dipendenti dagli Stati Uniti. Costruire una reale autonomia richiederebbe non solo un aumento consistente della spesa per la difesa, ma anche una maggiore integrazione politica, una pianificazione comune e una definizione condivisa delle priorità strategiche. Sono passaggi complessi, che toccano sensibilità nazionali e visioni diverse del ruolo dell’Europa nel mondo, e che richiedono tempo. Senza gli Stati Uniti, oggi, l’Europa non ha ancora la forza di cavarsela da sola.

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