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Booking sotto indagine della Commissione Ue: "Non vigila sulle truffe"

di Claudia Osmetti giovedì 22 ottobre 2026

4' di lettura

È che, alla fine, tu ti fidi: che cribbio, è il portale per eccellenza, il sito planetario, il re delle prenotazioni on-line. Vorrai mica finire gabbato proprio lì? Sì, d’accordo, tecnicamente basterebbe un pizzico più di attenzione, magari anche da parte tua, però sei di fretta, hai bisogno, sei arrivato all’ultimo momento: sei su Booking.com, dopotutto, il leader incontrastato di hotel, b&b e motel in tutto il mondo. È tracciato, monitorato, verificato. Servizi e acquisti in rete, oramai, non si muovono più (solo) sull’idea del risparmio, si giocano la faccia sulla credibilità. Dài, cosa potrà andare storto?

GLI ULTIMI CASI

Ma le truffe (attenzione, mica è Booking che le fa) si sono infiltrate ovunque. Prendi il grande caos di Cesenatico di quest’estate, un maxi raggiro che ha coinvolto centinaia di famiglie, vacanzieri sicuri di aver riservato una stanzetta vista mare al “Residence Da Andrea” (su Booking, ovviamente) e invece si sono ritrovati per strada, con la caparra evaporata e i magistrati della procura di Forlì che han aperto, sulla loro sventura, un fascicolo contro ignoti. Oppure vedi cosa è successo a Milano, più o meno nello stesso periodo, quando qualche mascalzone digitale è entrato nell’account (Booking, idem) di un bed and breakfast di Monopoli, in Puglia, gli ha copiato le credenziali e ha pubblicato un annuncio per un alloggio imperdibile nella Madonnina (59 metri quadrati in pieno centro a 39 euro a notte: troppo bello per essere vero, e infatti non lo era). O ancora pensa ai “siti clone” (quelli che sembrano ma non sono), alle email farlocche (quelle che si spacciano per altro e ti spillano i soldi), alle comunicazioni fasulle (che ti inviano dubbi link per altrettanto sospetti pagamenti mai richiesti). Uno non va più manco in vacanza tranquillo.

La Commissione europea ha appena aperto un’indagine nei confronti di Booking.com, non perché l’azienda olandese di e-commerce per eccellenza nel settore delle prenotazioni abbia provato a rifilare patacche ai suoi clienti, giammai: ma perché non avrebbe vigilato a sufficienza per prevenire la diffusione di annunci falsi o di tentativi di fregature ai danni degli utenti che la scorrono ogni giorno col ditino sul proprio cellulare. Non si tratta di una sentenza (tra l’altro la Commissione Ue non emette sentenze), e al momento non è nemmeno un’accusa: è più un modo per vederci chiaro, per fare luce, per capire cosa stia succedendo. E, nello specifico, ora succede che l’Europa utilizza il Dsa, il Digital services act, il regolamento che dal 2023 obbliga le grandi piattaforme di internet a mitigare il rischio di truffe e a cancellare i contenuti fraudolenti che si ritrova tra le pagine, e cerca di districare non una ma tre tipologie di contenuti “problematici”.

La prima riguarda i tentativi di phishing (quei messaggi che sembrano innocui e ti spingono a cliccare su un link dove poi ti viene chiesto di inserire dei dati e, alla fine, ti ritrovi col conto reale sul wallet virtuale concretamente prosciugato), la seconda gli annunci falsi come una moneta da tre euro e la terza il nodo pubblicitario della ditta (perché l’algoritmo di Booking mostra alcune strutture più frequentemente di altre, privilegiando chi gli ha pagato una commissione aggiuntiva, però lo fa senza specificarlo all’utente che sta dall’altra parte del computer). «I cittadini europei dovrebbero poter prenotare le proprie ferie senza il timore di essere truffati», spiega la vice-presidente della Commissione Henna Virkkunen, aggiungendo che la normativa comunitaria «attribuisce alle piattaforme chiare responsabilità per fare fronte a certi rischi» e, per questo motivo, «dobbiamo garantire che la principale piattaforma di prenotazione in Europa la prenda sul serio».

I NUMERI DEL SITO

Anche perché parliamo della fetta più grande del mercato e i numeri di Booking non sono certo secondari: solo nel Vecchio continente (lo ammette lei stessa) l’azienda di Amsterdam conta su 45 milioni di utenti al mese; globalmente in un anno a caso (il 2025), il gruppo che la controlla riesce a prenotare 1,235 miliardi di notti in giro per il mondo fatturando ricavi per quasi 27 miliardi di dollari (26,9); in Italia è la vetrina di oltre 100mila strutture e il 76% degli italiani che deve scegliere una stanza prima di partire per i fatti suoi lo fa spulciando quelle messe in evidenza di Booking (vuol dire che sette -quasi otto- su dieci di noi, che sia un fine settimana a Valencia o un mese di stacco dal lavoro in Sudamerica, non si muovono senza prima essersi loggati, Genius uno, due o tre, sull’app indiscussa dei viaggi). Amen.

Lei, Booking.com, dal canto suo non sta perdendo: afferma di voler collaborare «pienamente con la Commissione e partecipare in modo costruttivo al confronto sulle questioni sollevate», ché «la sicurezza, la fiducia e la protezione dei dati personali sono priorità assolute per noi, così come il nostro impegno a collaborare coi governi e le autorità di regolamentazione, le forze dell’ordine e i partner del settore per contrastare la criminalità informatica e le frodi e proteggere i viaggiatori e i partner». (Il procedimento della Commissione Ue non è nemmeno il primo che si fa sponda col Dsa, nel dicembre del 2023 è stata la volta di X e nell’aprile del 2024 è toccato a Meta, la multinazionale di Facebook).

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