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Par condicio; Sallusti: "La decisione dell'Agcom è cosa da ubriachi"

di Benedetta Vitetta domenica 14 gennaio 2018

2' di lettura

Il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, tuona contro la decisione dell'Agcom che vuole "giornalisti in tv sotto controllo" definendola "una cosa da ubriachi". "Campagna elettorale, a breve si entra in regime di par condicio, quella legge per cui in tv e in radio scatta il minutaggio: tanto parla il candidato di un partito tanto devono parlare i rappresentanti di tutti gli altri, a prescindere dal loro peso elettorale e interesse per il pubblico. La legge sulla par condicio è la morte del giornalismo (vale sia per il servizio pubblico sia per le emittenti private) che già di suo non gode di grande salute, oltre che dei telespettatori costretti a sorbirsi gli sproloqui di 'signori nessuno'" si legge nell'editoriale del direttore. "A questo giro c'è però una novità. Il garante per la comunicazione - uno dei tanti enti inutili nati per complicare le cose e distribuire stipendi importanti - ha deciso che anche i giornalisti che partecipano ai dibattiti dovranno 'dichiarare la propria posizione' ed essere quindi affiancati da colleghi che la pensano diversamente. Chi ha scritto questa norma o era ubriaco o non sa di cosa sta parlando" afferma Sallusti, "Cosa si intende per 'dichiarare la propria posizione'? Spero non l'intenzione di voto, che la Costituzione garantisce libero e segreto. E allora quale posizione? Un giornalista, per definizione, ha la sua di posizione, che può coincidere per nulla, in tutto o in parte con quella dei politici o degli altri colleghi presenti al dibattito. Secondo quel genio del Garante, se io e Travaglio ci troviamo insieme in un dibattito e non diciamo a prescindere cose opposte incorriamo in una violazione di legge, immagino sanzionata per noi e per l'emittente che ci ospita, perché non abbiamo garantito il 'pluralismo' degli ospiti. È proprio vero che la madre dei cretini è sempre incinta".  "Uno si chiede come sia possibile proporre una simile idiozia" conclude, "poi si scopre che il proponente (Angelo Cardani, presidente della commissione) è un professore bocconiano già braccio destro di Mario Monti a cui deve la nomina. E tutto diventa improvvisamente più chiaro. Non ho intenzione di sottoporre al giudizio dell' Agenzia per la comunicazione il mio modesto pensiero. E così spero facciano tutti i colleghi".

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