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La confessione di Scalfari: "Sono andato dallo psicologo e..."

di Ignazio Stagno domenica 14 settembre 2014

2' di lettura

"Il mio giornale è basato sulle mie nevrosi". Dopo 40 anni arriva la confessione choc di Eugenio Scalfari. In un'intervista a Repubblica, Barbapapà parla del suo rapporto con lo psicoanalista che avrebbe dovuto curarlo qualche anno fa. In un lungo colloquio con Simonetta Fiori, il fondatore di Repubblica parla di se stesso e delle "debolezze psichiche" che lo hanno accompagnato durante la sua carriera. La Fiori fa una domanda diretta a Scalfari: "Hai mai pensato di farti aiutare da uno psicoanalista?". La risposta non tarda ad arrivare: "Sì, l'incontro avvenne tardi, verso i quarant'anni. Prima ero persuaso che l'analisi fosse una cosa assurda. Ne ridevo con Simonetta, la mia prima moglie: "ma quelli sono matti, vanno lì a raccontare i loro sogni". Poi però ho conosciuto il senso di colpa. Amavo profondamente e in modi diversi due donne che erano molto diverse. Al principio credevo di non fare del male a nessuno, poi però cominciai a tormentarmi, pensando anche alle mie figlie. Allora nacque il complesso di colpa. E cominciò quel viaggio dentro di me che credo ciascuno di noi debba fare. Anche di questo, del senso di colpa e del viaggio interiore che ne è scaturito, sono debitore a Serena, la mia attuale moglie". La confessione - "A questo punto arriva la confessione su quel filo che unisce le "nevrosi" di Scalfari e il suo quotidiano: "Ebbi un solo colloquio con un'analista che mi diagnosticò una nevrosi. Tutti abbiamo delle nevrosi, mi disse. Uno squilibrio costante, che può oscillare di intensità ma la sua natura rimane la stessa. La mia nevrosi era di tipo paternale. Le avevo raccontato che, quando arrivavo all'Espresso, mi accorgevo subito dei musi lunghi. E io non volevo musi intorno a me. Così chiamavo le persone nella mia stanza e risolvevo i conflitti. Siate allegri, dicevo, perché senza allegria io non riesco a lavorare. Decise di non curarmi. Se io la curo, mi spiegò, smonto uno degli assi portanti intorno a cui lei ha costruito un giornale che è indispensabile per l'opinione pubblica italiana. Quindi io preferisco lasciarla con la sua nevrosi". Traduzione: il quotidiano di Scalfari secondo lo psicoanalista sarebbe frutto delle sue costanti nevrosi. E a giudicare dall'ossessione anti-Cav degli ultimi 20 anni, forse una cura sarebbe stata opportuna...

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