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Le fantasie di "Repubblica" su Forza Italia: sognano il ribaltone che non c'è

"Repubblica" e gli scenari fantasiosi su #ForzaItalia pronta a mollare i sovranisti. Subito la smentita degli azzurri. Continuano a vaneggiare su un ribaltone che non ci sarà
di Mario Sechi domenica 12 aprile 2026

3' di lettura

Nei primi giorni di settembre il governo Meloni sarà il più longevo nella storia della Repubblica. È un elemento politico, di sistema, inconsueto, che ha proiettato sulla legislatura l’eterna attesa della caduta dell’esecutivo. Ci sono stati momenti di tensione e grandi difficoltà (due guerre e il cambio della mappa energetica europea) ma la maggioranza ha retto. Dopo la sconfitta nel referendum sulla Giustizia, la domanda “quando cade?” è diventata “ma perché non è ancora caduta?”. Non cade perché questa legislatura ha la cifra (la sostanza politica e i numeri in Parlamento) per durare fino alla fine. Per la prossima, vedremo. E qui si fanno grandi progetti.

Ieri mattina ho letto con grande interesse un articolo di Repubblica, firmato da Francesco Bei, titolato così: “Il piano dei figli del Cavaliere, pronti alla fine del sovranismo e aperti a nuove maggioranze”. Perbacco, roba grossa. Provo a riassumere quello che è stato pubblicato sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari: Forza Italia vuole diventare un partito di centro (ricordo che lo è già, da oltre 30 anni, grazie al fondatore Silvio Berlusconi che lo collocò nella famiglia del Partito popolare europeo); bisogna cambiare i capigruppo (lavori in corso, non mi pare ci siano problemi, sono energie nuove); il segretario Antonio Tajani ha la fiducia della famiglia Berlusconi e il cantiere è aperto. Fin qui, niente di esoterico, è un piano realista che punta a rinnovare alcune cariche, assicurare la dialettica interna, dando adeguato spazio alla minoranza. Il punto che rivela una prospettiva per il dopo voto (nel 2027) compare quando Repubblica parla dell’esistenza di un ragionamento su una sorta di “modulo tedesco” da applicare al caso italiano quando il sovranismo avrà esaurito la sua spinta propulsiva (così disse Enrico Berlinguer della Rivoluzione d’Ottobre).

Attenzione, perché questo schema berlinese potrebbe decollare nei talk show già stanotte, quando sapremo i risultati del voto in Ungheria, perché una sconfitta di Orban aprirebbe un ampio (e in gran parte fantasioso) dibattito sul movimento Maga negli Stati Uniti (il vicepresidente JD Vance ha fatto campagna per Orban) e il voto a Budapest sarà letto come il cambio di vento e la riscossa dei partiti europeisti e poi nel mid-term (che i presidenti in carica perdono quasi sempre) dei democratici.

A quel punto, nessuno potrà fermare i retroscenisti dei giornali: il crollo ungherese sarà il gong per Meloni, l’avviso di sfratto per il centrodestra in Italia, sarà inevitabile approntare i piani per favorire la Grosse Koalition all’italiana e i progetti di maggioranze variabili, con l’opzione sempre pronta del governo tecnico o d’emergenza consegnato da Glovo a casa degli italiani.

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Che spettacolo. Angelo Panebianco qualche giorno fa sul Corriere della Sera evocava “Lo spettro di governi instabili”, il rischio di precipitare (di nuovo) in un’era di “governi deboli e maggioranze variabili”. Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, ieri ha detto chiaramente che non esistono ipotesi di maggioranze fuori dal centrodestra. Ha fatto bene, anche perché Marina e Pier Silvio sono persone intelligenti che custodiscono la memoria del padre, la sua eredità politica, hanno mostrato prudenza e il lavoro fatto fin qui nel partito è un mezzo miracolo. Bisogna portarlo avanti, Forza Italia vuole contare di più e mi pare un obiettivo normale per chi fa politica, ma è un mestiere (leggere Max Weber) che ha tempi e regole suoi, una grammatica spesso imprevedibile.

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Il rafforzamento di Forza Italia al centro della mappa politica è necessario, è un’operazione lineare, logica, utile, perché il quadro internazionale è magmatico e impatta sulla politica interna (faccio un esempio: mentre scrivo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito che l’Europa dovrebbe sospendere il Patto di Stabilità e su questo punto Forza Italia può esercitare un ruolo importante, perché è nella maggioranza che sostiene Ursula von Der Leyen e ha un peso nel gruppo del Ppe, è una questione di interesse nazionale e di futuro dell’Unione) plasmando le politiche, i leader e i partiti di oggi e soprattutto di domani. Il resto del racconto di Repubblica è un salto nel buio, è il riflesso dell’opposizione che si guarda allo specchio, è l’effetto psichedelico del referendum, il desiderio di chi sogna il ribaltone.

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