Questo balletto sulle tasse è scandaloso. E lo è ancor più alla luce del rimpallo di responsabilità tra centrodestra e centrosinistra, i quali stanno sparando vicendevolmente i proiettili di un rincaro ormai annunciato. Berlusconi impone il ritiro in nome delle tasse; Letta imporrà l’aumento dell’Iva imputandolo al Cavaliere. Imbarazzante. Sembra davvero il gioco delle tre carte. Lo abbiamo scritto altre volte: i cittadini non possono vivere con la spada di Damocle del fisco sulla testa. In un Paese appena appena normale (e il nostro non lo è) i cittadini dovrebbero già sapere per quali tasse devono riservare una parte del reddito e poi gestire il restante tra risparmi, investimenti e consumi. Qui accade l’esatto opposto: tutto è bloccato perché non si capisce mai quale diavoleria il governo s’inventerà, in nome della quale dobbiamo scompaginare il conto corrente. Si tratta di una anomalia storica, strutturata; ma col trascorrere degli anni le cose peggiorano anziché migliorare. Il pareggio di bilancio, infine, ha reso lo scenario mostruoso. Lo dimostra questo tira e molla sull’Imu, sull’Iva, sulle accise della benzina eccetera. L’attenzione dei giornali è tutta sul congelamento dell’aumento dell’Iva, ma nelle pieghe del documento nessuno fa il rendiconto di meccanismi strani per cui a prescindere dall’Iva noi pagheremo di più. Il mio commercialista mi ha già messo sul chi va là: quest’anno si pagherà di più. Va bene, ma quanto? Vediamo... Siamo bancomat - Non è possibile che i cittadini siano sempre di più dei bancomat, per lo più ignari fino al momento del conto finale. Il ricorso ancora alle accise della benzina esporrebbe al senso del ridicolo se non fosse che questa classe dirigente ha una faccia di bronzo da record. Aumentare ancora le accise, dunque, è schifoso. È la conferma del loro esile spessore e delle loro capacità. Del resto perché sorprendersi? Questo non è lo stesso Stato che si è chinato di fronte alle pressioni di chi gestisce le slot machine? Non è lo stesso Stato che patteggia coi forti e mostra i muscoli coi più piccoli? E allora... I mezzucci che lo Stato impiega per sfilarci i soldi sono noti. Oltre alle tasse emesse alla «luce del sole», ci sono un sacco di modi con cui veniamo spennati. Un esempio pratico di come la Cosa Pubblica si pigli i nostri soldi in altro modo riguarda le contravvenzioni. C’è sempre qualcosa che abbiamo fatto storto. O che abbiamo dimenticato. O che magari abbiamo già saldato ma siccome non troviamo il giustificativo lo ripaghiamo per paura di more, multe e complicazioni varie. Non è possibile. Temiamo la burocrazia come si teme il truffatore. E che dire dei soldi che sempre in altro modo versiamo alle casse comunali per colpa dei tagli del governo centrale agli enti locali? Quando le pattuglie della polizia locale si piazzano in un vialone urbano fanno il pieno di clic. Una tonnara in piena regola. Esempi così se ne potrebbero fare a bizzeffe e tutti dimostrano come lavoriamo sempre più per mantenere questo Stato che, per politiche europeiste folli, non solo non batte più moneta ma è imprigionato dal pareggio di bilancio. E se sgarri si aprono procedure d’infrazioni. «Non gira più un soldo», si lamentano i commercianti. Vero, ma la paura di restare a secco davanti a un plotone d’esecuzione a norma di legge è troppo forte per cedere alle tentazioni di spesa. Stipendi romani - L’eliminazione o il taglio alle scorribande della politica è sempre un ottimo argomento di discussione e di propaganda, quanto a risultati nemmeno l’ombra. Ogni commissione ha fatto cilecca. A Roma girano stipendi da nababbi che nessuno tocca perché ognuno ha un privilegio da difendere e tutti temono l’effetto domino. Le recenti vicende su Telecom o su Alitalia e prossimamente la vendita delle utilities (quanto fa gola controllare acqua ed energia...) dimostrano che non vi è un’idea che sia una di Italia ma tutto è finalizzato a fare cassa per restare nell’euroclub. Se nemmeno la tassazione risponde più a criteri di certezza, va ammesso che la confusione sotto il cielo di Roma è totale. Le famiglie si indebitano per pagare il fisco, altro che rilancio dei consumi. Gli inviti all’ottimismo che da dentro i palazzi o da dentro le auto blu i signorini della politica fanno sono una colossale bugia. Chi riesce a uscire dalla crisi lo fa con le proprie forze, remando controcorrente. Così non si può andare avanti. Non si può annunciare che una tassa viene tolta e poi te la ritrovi sotto altri nomi. Non si può rivendicare il blocco di aumenti e poi far passare aggiornamenti e ritocchi all’insù che incidono sul totale da pagare. Ripeto, tutto questo è indegno per un Paese civile.