(Adnkronos) - Uno dei risultati piu' vistosi di questo evento grafico e' stata l'umanizzazione delle comunicazioni. "La comunicazione ha un fattore umano anche quando passa per la tecnologia -aggiunge Simone Mulargia, esperto di new media presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale della Sapienza- Per noi questo e' fondamentale. Le emoticon hanno supplito a una carenza della tecnologie, riempiendola di contenuti umani". C'e' anche un altro elemento interessante sotto l'aspetto generazionale. Gli adulti, che avevano vissuto in un contesto differente, prima dell'avvento pervasivo di Internet, hanno dovuto imparare un nuovo alfabeto, la cosiddetta 'netiquette', il galateo delle regole comunicative della rete. "I giovani, all'avanguardia del cambiamento, hanno interpretato le regole in maniera piu' forte, piu' espressiva -ricorda Mulargia- Cosi' le emoticon sono diventate per gli adolescenti uno strumento con cui marcare la propria differenza rispetto al mondo dei grandi". Ma se una volta appartenevano al linguaggio giovanile, adesso le faccine sono appannaggio di tutti. Appena qualche anno fa, le conversazioni su Messenger con un ragazzo di 16 anni erano difficili "proprio perche' c'era una netta prevalenza di segni grafici rispetto a quelli dell'alfabeto -prosegue il ricercatore- In principio l'emoticon e' solo coloritura, quindi avviene una sostituzione dei segni abituali per evidenziare la diversita' anagrafica. Allora abusare delle faccine stava a significare uno sforzo dei giovani per dire che erano tali, che si esprimevano in maniera diversa". (segue)




