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L'editoriale

di Maurizio Belpietro
di Eleonora Crisafulli sabato 13 novembre 2010

3' di lettura

Che cosa hanno Fini e Casini in comune? Dico: a parte essere quasi coetanei, entrambi bolognesi e tutti e due provenienti dall’era geologica della prima Repubblica, che cosa li unisce? Certo,  Gianfri e Pierferdi si sono seduti sul seggio più alto di Montecitorio e portano le stimmate dei sedotti e abbandonati dal Cavaliere, perché quindici anni fa Berlusconi fece  balenare a ognuno di loro la possibilità di sostituirlo e sia l’uno che l’altro ci hanno creduto. Fini e Casini probabilmente condividono anche il giudizio sul premier,  che considerano un incidente della storia, ovvero un calciatore dilettante sceso in campo a causa dell’improvvisa assenza dei titolari e che ora non si decide a sedersi in panchina. Insomma, il leader di Futuro e Libertà e quello dell’Udc hanno un mucchio di punti di contatto, ma se li si osserva attentamente si scopre che non hanno davvero idee in comune, se non, appunto, l’ambizione di subentrare al loro ex alleato nell’incarico di presidente del Consiglio. Pur avendo una lunga gavetta alle spalle e anche un passato da delfini di segretari di partito, il numero uno della Camera e il capo dei post democristiani hanno vedute diverse. Non solo in materia di famiglia, come ha ricordato ieri l’Avvenire, ma anche su molti altri temi, a cominciare da quelli etici. Per non parlare dell’istruzione, che a Casini non dispiace  sia cattolica, anche con i contributi dello Stato, mentre Fini vorrebbe a-confessionale.  È pur vero che entrambi non hanno in simpatia la Lega e spesso hanno accusato Bossi di fomentare la divisione del Paese, ma la questione appare più tattica che strategica. La mia sensazione è che i due siano molto meno complementari di quanto sembrino e molto più in concorrenza di quanto vogliano dare a vedere. Hanno un bel dire i seguaci dell’Unione di centro che le idee di Fini sono secondarie, perché l’uomo ne ha già dismesse tante che sicuramente si dimenticherà anche quelle sulle questioni etiche. La sostanza non cambia: il presidente della Camera è un uomo di cui non ci si può fidare. Una banderuola sulla quale si fa fatica a fare affidamento. Può dunque durare un’alleanza con queste premesse? Penso di no. Ciò non vuol dire che Fini e Casini non provino a mettersi insieme per dar vita a un nuovo schieramento. Può darsi che ci riescano, ma sono certo che il progetto avrebbe poche possibilità di funzionare e tra i due finirebbe ai materassi, con il più furbo, Casini, a farsi beffe dell’altro.  Proprio per questo un terzo polo  che si piazzi tra i due maggiori, consentendo al leader dell’Udc di mettere in pratica la teoria dei due forni che gli piace tanto, io non la vedo.  Al massimo potrebbe finire con il terzo pollo, dove la parte del pennuto rischia di farla Fini. La qual cosa non stupirebbe troppo, giacché sarebbe solo la ricompensa di Casini per  lo scherzo che l’allora leader di An gli giocò, lasciandolo solo e alleandosi all’ultimo momento con Berlusconi, dopo aver giurato che non lo avrebbe fatto mai.

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