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L'Editoriale

di Maurizio Belpietro
di Maria Acqua Simi domenica 21 febbraio 2010

3' di lettura

L’arresto di un consigliere comunale di Milano, beccato con la tangente in mano, ha spinto molti giornali a domandarsi se sia l’inizio di una nuova tangentopoli.  Milko Pennisi, lo sconosciuto amministratore finito a San Vittore, a tanti infatti ricorda Mario Chiesa, il politico di quart’ordine preso mentre cercava di «smaltire» nel water una mazzetta di 5 milioni. Nessuno, tranne i cronisti locali, sapeva chi fosse, ma il «Mariuolo» fu l’innesco che fece crollare la prima Repubblica.  Pennisi sarà il nuovo Chiesa? Indagando su di lui i giudici arriveranno a qualche pesce grosso? I quesiti  occhieggiano dalle pagine dei quotidiani, ai quali non parrebbe vero di rivivere un periodo come quello di diciotto anni fa, quantomeno per far rifiatare le boccheggianti tirature, ma anche per pareggiare i conti con tutte le storie di malaffare che nei mesi scorsi hanno coinvolto la sinistra. Ovviamente farebbe piacere anche ai magistrati e ne è prova l’intervista di Francesco Saverio Borrelli sulla Repubblica di ieri. L’ex capo di Mani pulite che non si è mai rassegnato alla pensione vede analogie con quanto accadde allora e, sognando un ritorno al passato, pronostica un massiccio intervento dei pubblici ministeri, «costretti, allora come oggi, a intervenire perché la politica non fa da argine alla corruzione». Le aspettative dei giornali e le aspirazioni dei magistrati, anche se a riposo, tradiscono il clima che si respira a Milano, inquinato non solo dal pm10 ma anche dai veleni rilasciati dai palazzi della politica. Da giorni si spettegola infatti di altri arresti fra i consiglieri comunali e i più informati ne indicano due appartenenti alla maggioranza, con tanto di nomi e cognomi. La Procura sarebbe al lavoro, con intercettazioni  e accertamenti, e all’emissione di provvedimenti giudiziari mancherebbe poco, giusto il necessario per rispettare la buona regola che la custodia cautelare scatta sotto elezioni. La mini-retata non riguarderebbe solo il Comune di Milano, ma, siccome  si vota per le regionali, anche il Pirellone. Per la verità la campagna giudiziario-elettorale in Lombardia è cominciata da un pezzo:  prima l’arresto di Rosanna Gariboldi, assessore Pdl a Pavia e moglie dell’ex potente numero uno della sanità regionale Giancarlo Abelli; poi quello di Piergianni Prosperini, assessore  allo sport e turismo di Formigoni. Ma con l’approssimarsi dell’apertura delle urne, nelle redazioni già si fanno i nomi di altri due politici che sarebbero candidati a trascorrere un breve soggiorno nelle patrie galere. Si tratterebbe in entrambi  i casi di persone conosciute, i quali ricoprirebbero incarichi di giunta. Chiacchiere da bar o indiscrezioni cui dar credito? Difficile rispondere. Come ai tempi di Tangentopoli le soffiate sono molte e non tutte verificabili. Di accertato c’è solo la sensazione che si stia soffiando sul  fuoco, nella speranza di poter riaccendere le fiamme che bruciarono la prima Repubblica e magari ustionare qualcuno della seconda.  Alcuni giornalisti e altrettanti magistrati non vedono l’ora di ricominciare a giocare con il gabbio e in qualche caso sono  pronti a buttar via la chiave. Per cui occhio, cari amici del centrodestra: se non volete prestare il fianco ai nemici, sarà meglio dare una controllatina in casa e, se serve, ripulirne gli angoli spedendo a quel paese, prima che lo facciano i giudici, chi ha fama d’essere arraffone.  Fossimo Berlusconi  non esiteremmo un istante, gettando prima delle elezioni  le mele marce. I parassiti, anche se isolati, è meglio eliminarli subito.

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