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L'Editoriale

di Maurizio Belpietro
di Maria Acqua Simi domenica 21 febbraio 2010

3' di lettura

Che un politico si dia da fare per aiutare un amico a sciogliere le pastoie burocratiche della pubblica amministrazione è davvero uno scandalo enorme. Come si è permesso Denis Verdini di dire a un costruttore che conosceva da anni: «Sono qui per risolvere i problemi»?  E quale losco pensiero lo ha spinto ad aiutare un cliente della sua banca, agevolandone anche i contatti con funzionari e amministratori statali? Sono comportamenti gravi, che giustamente i giornali censurano in prima pagina, perché mischiare politica e affari non va bene e si rischia di far confusione  tra cosa pubblica e privata. Ma se è giusto mettere alla berlina un coordinatore del PdL finito nelle intercettazioni dell’inchiesta di Firenze, viene   da chiedersi perché nessuno si occupi del rovescio della medaglia, ovvero degli aiuti che a sinistra sarebbero stati elargiti ad amici e conoscenti. Prendete per esempio Walter Veltroni: nelle carte del Ros  si parla di un suo  intervento  a favore di un’impresa che doveva costruire l’auditorium della musica a Firenze, operazione da 80 milioni di euro. Due imprenditori ne discutono al telefono e la conversazione è allegata agli atti: «È arrivata proprio tassativamente la telefonata di Veltroni», dicono alludendo a un intervento sul sindaco fiorentino, ovviamente del Pd. «L’impresa è di Veltroni e il sindaco Domenici ha preso gli ordini da Veltroni… è una vergogna… ha vinto la Sac… si sapeva un mese fa… è una cosa scandalosa però non si può dire nulla». Ovviamente Veltroni nega ogni coinvolgimento e l’ex sindaco di Firenze fa altrettanto ed è possibile che i due non immaginandosi ascoltati abbiano dato sfogo alla loro rabbia per aver perso un appalto, riferendo notizie infondate o supposizioni.  Visto però che le chiacchiere telefoniche ormai sono diventate l’unico spunto d’indagine cui si affidano i pubblici ministeri, forse sarebbe stato interessante sapere qualcosa in più dell’impresa che si è aggiudicata i lavori e sulle procedure che hanno consentito tale assegnazione.  Anche perché la società è stata assegnataria della realizzazione di svariate opere pubbliche, molte nel comune di Roma e quasi tutte sotto la reggenza dell’ex segretario del Pd. E poi, sempre nell’intercettazione, si fa riferimento a un altro appalto, questa volta a Venezia, costato 10 milioni di più e ottenuto ancora una volta grazie a Veltroni. Ma nella montagna di carte che la Procura ha accumulato non c’è traccia di approfondimenti. Eppure dovrebbe essere facile capire se le cose sono andate come dicono i due oppure no, visto che nelle conversazioni carpite dagli investigatori si fanno nomi e cognomi dei protagonisti della storia e si indicano  circostanze precise. Uno degli intercettati a un certo punto parla di un tale Desideri, persona che sarebbe «amicissima» dell’ex segretario del Pd e da questi favorita. Basterebbero gli incroci delle telefonate per scoprire se è opera di millanteria o anche di semplice piccineria dei soggetti sorpresi a parlare liberamente al telefono. E poi si potrebbe rivedere la composizione della commissione che assegnò i lavori. Certo, per scoprire tutto ciò bisogna averne voglia. Ed è proprio quella che non vorrei mancasse, negli uffici giudiziari come nei giornali, visto che a distanza di quattro giorni dalle prime rivelazioni di Libero sul ruolo della sinistra negli affari della Protezione civile ancora nessuno si è mosso. Vedremo nei prossimi giorni.

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