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L'editoriale

di Maurizio Belpietro
di Giulio Bucchi domenica 28 novembre 2010

3' di lettura

All’inizio dell’estate, Libero se ne uscì con un titolo sorprendente: «Missile Usa anti-Silvio». Qualcuno lo giudicò una sparata, tanto per far rumore, perché da tempo sono noti i buoni rapporti dell’Italia, e in particolare di Berlusconi, con l’America e dunque un’iniziativa contro di noi da parte degli Usa fu archiviata tra le bufale. In realtà,la notizia di una manovra a stelle e strisce per far cadere il governo non ce l’eravamo inventata, ma ci era stata spifferata da una fonte molto attendibile, la quale conosce bene i rapporti tra il nostro Paese e gli Usa e sa che oggi sono al minimo storico. Gli Stati Uniti sono abituati ad andare al sodo e al di là delle dichiarazioni di circostanza contano gli affari più d’ogni altra cosa. In materia di operazioni commerciali l Italia ha pestato troppi piedi, soprattutto di gente legata all’amministrazione americana. Lo ha fatto in campo petrolifero, stringendo accordi con la Libia, ma pure nel settore ferroviario, siglando un’intesa con la Russia. Ecco: a stare sullo stomaco alla Casa bianca sono proprio le buone relazioni di Berlusconi con Gheddafi e con Putin, le quali hanno permesso di combinare un certo numero di operazioni vantaggiose per noi. A queste si aggiungono poi tutte le altre concluse da Finmeccanica, la più tecnologica e internazionale delle nostre aziende. Che guarda caso recentemente è finita nel mirino della magistratura, per una storia di fondi esteri e operazioni nei paradisi fiscali. Vendere aerei e sistemi di difesa non è un gioco da ragazzi, ma da vecchi volponi, i quali non vanno certo per il sottile, soprattutto se c’è da far fuori un avversario. L’indiscrezione raccolta da Libero parlava proprio di una manovra americana che puntava a rimettere a cuccia le grandi imprese italiane, eliminando concorrenti pericolosi. Un’operazione che era imperniata sostanzialmente sulla caduta di Berlusconi, giudicato troppo poco controllabile e troppo attivo proprio sul fronte degli affari. Il Cavaliere ha dato una sterzata alla politica estera italiana, puntando più sugli incontri commerciali che sui party e le cerimonie diplomatiche. Buttar giù il premier e sostituirlo magari con il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che negli Usa conoscono molto bene, è insomma un passaggio che a qualche alto papavero americano non dispiace. Questo diceva la nostra fonte e questo per l’appunto riportammo sei mesi fa. Guarda caso adesso anche Berlusconi comincia a sospettare che ci sia chi all’estero voglia licenziarlo, per sostituirlo con persona più gradita. Una specie di intrigo internazionale che passerebbe sopra alla sovranità del nostro Paese. Per far tutto questo però ci vuole che qualcuno qui da noi si presti all’operazione e non basta un alto funzionario dello Stato, ci vuole ben altro. Soprattutto ci vuole che qualche esponente politico si renda disponibile a fare lo sgambetto al Cav. e questo probabilmente non è difficile trovarlo, visto che mezzo Parlamento non sogna altro. In particolare l’affossamento del presidente del Consiglio è desiderato più di ogni altra cosa da Gianfranco Fini, il quale come abbiamo scritto insegue questo progetto da anni e ora si è deciso a gettare la maschera dichiarando tutto il suo odio verso l’alleato. Guarda caso il presidente della Camera è anche in buoni rapporti con gli Usa. Insomma, quella che a giugno pareva una sparata, adesso rischia di diventare una bomba atomica contro un governo legittimamente eletto. Giudicate voi dunque se è un’idiozia parlare di tradimento.

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