CATEGORIE

L'editoriale

di Maurizio Belpietro
di Maria Acqua Simi sabato 13 febbraio 2010

3' di lettura

Quello che segue non è un editoriale, ma il resoconto di una telefonata che ho ricevuto ieri. Vi chiedete che bisogno c’è di dedicare un articolo in prima pagina a una conversazione privata? La risposta sta nel nome di  chi mi ha chiamato: Massimo Ciancimino, ultimo testimone messo in campo dalle Procure siciliane per incastrare Silvio Berlusconi con gli affari di mafia. Ciò che il figlio dell’ex sindaco di Palermo ha raccontato pochi giorni fa nelle aule di giustizia è noto: Dell’Utri sarebbe subentrato al papà mafioso nei rapporti con Cosa nostra, Forza Italia sarebbe nata con l’aiuto dei picciotti di Provenzano e Milano due, opera prima del Cavaliere, l’avrebbe finanziata direttamente la Piovra. Ciò che non si sa è che Ciancimino è pronto a rimangiarsi tutto. «Io non ho mai detto che Berlusconi è mafioso», mi ha giurato ieri mattina al telefono, «e appena avrò finito di deporre in tribunale lo spiegherò meglio». All’inizio ho pensato d’esser vittima di uno scherzo, ma poi mi sono reso conto che al telefono c’era proprio lui, il figlio piccolo di don Vito, ovvero l’erede non solo politico di chi consegnò Palermo a Cosa nostra favorendo il sacco della città. Mentre mi domandavo se fosse l’originale o un imitatore, Ciancimino mi ha spiegato che i giornali hanno interpretato male le sue parole e gli hanno fatto dire cose che lui nemmeno avrebbe pensato: «Mi sono limitato a riferire che i boss erano favorevoli alla nascita di Forza Italia e puntavano sul nuovo partito. Qualcuno sperava che rappresentasse la soluzione dei problemi, ma così non è stato. Anzi, è stata l’ennesima scommessa fallita, come già era accaduto con il Psi. Tra Berlusconi e la mafia non c’è stato alcun collegamento diretto, forse qualcuno intorno a lui ha avuto contatti, ma lui no». Lasciamo perdere lo scaricabarile sui colleghi: è un classico, quando c’è bisogno di far retromarcia si dice che i giornalisti hanno capito male;  fa niente se esiste la registrazione audio-video: la scusa funziona sempre. Il problema non è se Ciancimino quelle cose sul presidente del Consiglio le ha dette e poi si è pentito. Il problema è il gioco che intorno alle sue dichiarazioni è stato costruito. È attendibile Ciancimino? È una persona da prendere sul serio oppure con le molle? Ciò che ieri mi ha detto al telefono, e che ha pure ripetuto su un post del colonnello di Forza Italia Gianfranco Micciché, è la verità oppure l’ennesima versione pronta ad essere smentita appena serve? Ciancimino è un teste usato dalla Procura oppure è lui che usa la Procura? Soprattutto viene da chiedersi perché prima di produrre testi in un’aula di tribunale, i magistrati non ne verifichino l’attendibilità. Che fretta c’era di portare il giovane Ciancimino di fronte ai giudici e alle telecamere? Non si poteva in silenzio stabilire se le sue dichiarazioni sono fondate prima di farlo salire sul banco dei testimoni? Dopo la giravolta queste domande sono infatti più che legittime, perché non si riesce a capire più il senso di quel che sta accadendo. O meglio, lo si capisce eccome.  Visto che le prove scarseggiano e che trascinare il premier di fronte alla Corte non si può perché neanche un gip compagno lo rinvierebbe a giudizio con questi elementi, il processo lo si fa sui giornali. Basta qualche testimone farlocco come Spatuzza oppure un tipo come Ciancimino è il gioco è fatto: una goccia dopo l’altra e alla fine qualcosa nella testa della gente rimane. Per dirla alla siciliana, se non si riesce a condannare il Cavaliere, si può sempre mascariare. Al dunque, anche se questo non piace a gran parte del centrodestra, sarà meglio porre mano alla legge sui pentiti come ha proposto un ex deputato di An. Non per vietare che i collaboratori di giustizia parlino, ma almeno per  impedire che straparlino.

tag
editoriale

L'editoriale di Alessandro Sallusti Conte, lo scandalo e quegli avvertimenti a chi osa avvicinarsi al vaso di Pandora

L'ossessione e i silenzi Giuseppe Conte, i segreti dell'ex premier che chiede spiegazioni ma non spiega mai

Sono tutti Ilaria Salis La violenta allergia della sinistra per i beni privati

Ti potrebbero interessare

Conte, lo scandalo e quegli avvertimenti a chi osa avvicinarsi al vaso di Pandora

Alessandro Sallusti

Giuseppe Conte, i segreti dell'ex premier che chiede spiegazioni ma non spiega mai

Alessandro Sallusti

La violenta allergia della sinistra per i beni privati

Alessandro Sallusti

Il giudizio su Trump non fa cambiare quello sul trumpismo

Alessandro Sallusti

Il corteo sciita di Milano e il confine tra libertà religiosa e i valori della Repubblica

Le immagini del corteo sciita dell’Ashura che ha attraversato le strade di Milano hanno riacceso un dibattito che ...
Andrea Pasini

Un italiano alla corte di Trump: Jordan Valdinocci coach alla Casa Bianca

“Controlli severissimi. Se davamo la mano ad un fan avremmo dovuto ripetere tutte le procedure di sicurezza. Che e...
Marco Petrelli

Intesa Sanpaolo, il presidente Gian Maria Gros-Pietro: "I distretti conferiscono al sistema economico italiano una competitività specifica"

Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo: "I distretti sono uno degli elementi che conferiscono al sis...

MEDIASET PER IL FUTURO: LA CAMPAGNA PER PROMUOVERE UN UTILIZZO CONSAPEVOLE DEI SOCIAL MEDIA

Dal 28 giugno al 4 luglio 2026, Mediaset lancia una nuova campagna di sensibilizzazione dedicata a un tema sempre pi&ugr...