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L'editoriale

di Silvio Berlusconi*
di francesca Belotti sabato 27 febbraio 2010

3' di lettura

*Abbiamo pubblicato la lettera del premier Silvio Berlusconi, dopo l'aggresione in Piazza Duomo del dicembre 2009. La lettera di Berlusconi sarà la presentazione del libro presto sugli scaffali «Chi ama vince». Nei giorni della mia convalescenza, mi sono ancora più persuaso che davvero l’amore vince su tutto, non solo sull’odio che rende violente contro l’avversario politico le menti più fragili. Quando, dall’ospedale, ho lanciato questo messaggio, in molti hanno ironizzato: io resto convinto che questa sia la via giusta per uscire dai problemi del nostro Paese. Non a caso il discorso della mia discesa in campo cominciava proprio con queste parole: «L’Italia è il Paese che amo». Se non sai amare non puoi costruire niente di buono, per te e per gli altri. Se sai amare riesci a guardare alla vita, in tutti i suoi aspetti, con uno sguardo sempre positivo, realista ma ottimista, capace di vedere avanti. Questo è un approccio che vale per la politica come per la vita di ogni giorno. Io l’ho imparato dalla vita e mi piace poter condividere parte dell’esperienza di chi ha vissuto tutte le avventure che ho vissuto io con tutti coloro che mi hanno incoraggiato in queste settimane, con tutti coloro che vogliono impegnarsi in una positiva azione di cambiamento, con te che mi leggi in questo momento. Un primo suggerimento è quello di sapersi prefiggere sempre degli obiettivi importanti e precisi, riconoscendo le proprie possibilità e i propri limiti, perché solo conoscendoli potremo superarli. Occorre però fissare sempre un traguardo superiore a quello cui d’istinto verrebbe da pensare. Come a scuola, non bisogna mai pensare all’otto perché poi arriva il sette, il sei. Bisogna puntare al dieci, alla lode, e allora si otterrà l’otto. Nella vita è uguale, non c’è differenza. Un traguardo preciso nel lavoro, un traguardo preciso nella politica. Ci deve essere sempre un obiettivo positivo e concreto, mai però un traguardo per il traguardo, solo per se stessi, per la propria carriera, per il proprio tornaconto. Deve essere un traguardo per sé ma anche per gli altri! Ti suggerisco, caro lettore, una prova del nove, per vedere se il tuo traguardo è abbastanza ambizioso: ci saranno alcuni che accoglieranno questa tua aspirazione con ironia, che ti prenderanno in giro. Sono i cinici, gli invidiosi, i piccoli uomini. Tutti i traguardi che via via mi sono prefissato nella vita sono sempre stati accolti non solo con ironia, ma addirittura con scherno da parte di costoro: mi è accaduto nella imprenditoria, nel calcio, nella politica, ma io ero sicuro di essere nel giusto e non mi sono mai fatto influenzare da questi maestri di cinismo. E non bisogna smarrirsi, non bisogna perdersi d’animo, non bisogna scoraggiarsi di fronte a una sconfitta; anzi, la regola che, come ho detto all’inizio, io ho sempre seguito è che da ogni male si deve far nascere un bene, da ogni male deve venire un impegno maggiore, una speranza maggiore, una grande voglia di riuscire, di conseguire il proprio traguardo. La via migliore per combattere il pessimismo, l’invidia e l’odio, sarebbe quella di una stagione di nuova responsabilità da parte di tutti i protagonisti della politica e dell’informazione. È una ricetta semplice ma efficace come tutte le cose semplici. Una ricetta che permetterebbe di superare la vecchia e terribile logica del ”tanto peggio, tanto meglio”, che spesso ha fatto sì che esponenti dell’opposizione e dei media ostili al governo abbiano fatto il tifo per la crisi, auspicando un peggioramento della situazione pur di attaccare il governo e il Presidente del Consiglio. Non ho la pretesa che tutti siano d’accordo con le soluzioni che proponiamo: ma un conto è discutere democraticamente e civilmente nel merito delle proposte di soluzioni dei problemi, ben altra cosa è attaccare violentemente ogni proposta solo per voler distruggere chi la propone. Il 2010 può essere l’anno nel quale uscire definitivamente dalla crisi: le riforme servono a dare una forte spinta in questa direzione ma è necessario che tutti, specie coloro che hanno responsabilità nelle istituzioni politiche, economiche e della comunicazione, si mettano a remare nella stessa direzione, per il bene del Paese.

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