Un buco potenziale da 460 milioni di euro nei conti della sanità pugliese agita il primo vero Consiglio regionale dell’era Antonio Decaro. Il dato, emerso dai preconsuntivi delle Asl, è ancora grezzo e dovrà essere consolidato: fonti regionali spiegano che il disavanzo effettivo potrebbe ridursi a circa 360 milioni. Ma la sostanza non cambia: la situazione è grave e impone scelte difficili. La Puglia è sottoposta a Piano operativo, con affiancamento dei ministeri di Economia e Salute. Se il disavanzo non venisse colmato, scatterebbe automaticamente l’aumento dell’addizionale Irpef fino al tetto massimo del 3,33%. Il commissariamento non è considerato un rischio concreto, ma la leva fiscale sì: nel 2025 diverse Regioni sono già state costrette ad alzare le aliquote.
Il 10 marzo la Regione si confronterà con il Ministero dell’Economia per una prima verifica sui conti e sul Piano operativo. Entro tre mesi dovrà definire una strategia: tagli alla spesa, coperture finanziarie e linee guida per le Asl. Un compito reso più complesso dal fatto che sei aziende sanitarie su dieci sono attualmente commissariate o in proroga. L’assessore alla Salute, Donato Pentassuglia, invita alla prudenza in attesa dei dati definitivi del 30 aprile. I costi sanitari sono cresciuti di 370 milioni, ma solo 120 sono stati compensati da maggiori trasferimenti statali, lasciando uno squilibrio strutturale di circa 250 milioni. A pesare sono soprattutto farmaci, personale e criticità organizzative.
I numeri delle singole aziende colpiscono: la Asl Bari registra un passivo di 81 milioni, il Policlinico di Bari di 80,6, la Asl Brindisi di 67 e la Asl Foggia di 60. La Regione assegnerà le quote residue del fondo sanitario per attenuare l’impatto, ma resta l’urgenza di una nuova “razionalizzazione” della rete ospedaliera, con possibili accorpamenti e chiusure di reparti. Le opposizioni attaccano: Fratelli d’Italia chiede un Consiglio monotematico, Forza Italia teme tagli ai servizi. Intanto nei Pronto soccorso manca personale: solo il Policlinico barese ha organici completi. Con risorse limitate, l’unica strada sembra la riorganizzazione. Decaro dovrà ora affrontare scelte impopolari per rimettere in equilibrio un sistema sotto pressione.


