Magistrati nel caos

Giustizia, l'ex toga del Csm: "Luca Palamara ha ragione, è tempo di cambiare"

Bartolomeo Romano

Non difendo Palamara. Semmai, difendo la Magistratura, il Consiglio superiore della magistratura, le Istituzioni, la Costituzione. Peraltro, lo confesso, Palamara non mi è mai stato particolarmente simpatico. Soprattutto quando mi appariva tronfio e con un atteggiamento di superiorità che gli derivava dall'avere ampio consenso tra i magistrati, tanto da divenire presidente del sindacato delle toghe, l'Anm, e con una partedi quei voti essere poi eletto consigliere al Csm. Ecco: con tutto il rispetto, senza quei voti, Palamara non avrebbe fatto molta strada. Non era solo, Palamara. Era la punta dell'iceberg. Non era solo nell'Anm, non era solo al Csm, che alcuni magistrati tendono a ritenere un'Anm con qualche intruso (come il sottoscritto, nella consiliatura 2010-2014). Eppure, si cerca di far passare Palamara come l'uomo solo al comando, come il mostro (da sbattere in prima pagina) che ha agito da solo. Ed anzi contro tutti. Lo si vuole sacrificare sull'altare della giustizia moraleggiante. Ma l’operazione è troppo grottesca per funzionare. Come la linea Maginot, non può reggere a lungo la pressione.

 

 

 

Tuttavia, per fare saltare il tappo, la pressione si deve esercitare. Non certo contro la magistratura o il Csm. Ma per cambiarli, come la gran parte, sana ma purtroppo silenziosa, della stessa magistratura e del mondo della giustizia, chiede. Per fortuna, oltre Palamara, altri hanno aperto gli occhi o hanno cambiato opinione. Ho letto, con un misto di piacere e fastidio, interviste di ex vicepresidenti e componenti del Csm, di ex presidenti del Consiglio, di ex ministri, di deputati e senatori consapevoli che occorre cambiare. Le riforme, dunque, si devono fare. Ma non contro. Semmai a favore di una sana magistratura e di un Csm finalmente libero da indebite pressioni. Ma soprattutto, le riforme devono essere fatte a favore di tutti noi cittadini. E se la politica si dimostrasse, ancora, debole e incapace di visioni di insieme, forse saranno i cittadini, attraverso lo strumento referendario, a provare a cambiare. Prima che sia tardi.