Caos totale

Fabio De Pasquale, la rivolta dei colleghi contro il pm anti-Cav: "Lavora poco e ha troppo potere", qui crolla la procura

Paolo Ferrari

È scattata la rivolta al quarto piano del Palazzo di giustizia di Milano, dove ha sede la procura della Repubblica, contro il "dipartimento reati economici transazionali" diretto dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale. Dopo la raccolta di firme a sostegno del pm milanese Paolo Storari, "reo" di aver messo in discussione l'operato dei suoi capi, il procuratore Francesco Greco e la sua vice Laura Pedio, il nuovo terreno di scontro fra le toghe riguarda questo dipartimento molto particolare. L'ufficio, nato per volontà di Greco, al momento si è essenzialmente occupato di processare i vertici dell'Eni per l'accusa di aver corrotto esponenti del governo della Nigeria per la gestione di un pozzo di petrolio nel golfo di Guinea. Il dipartimento di De Pasquale, secondo quanto riferito da una trentina di sostituti, avrebbe un carico di lavoro nettamente inferiore a quello degli altri dipartimenti della Procura milanese. La suddivisione dei fascicoli è stata fatta direttamente dal procuratore. Il rapporto con gli altri dipartimenti sarebbe impietoso: 1 a 100, secondo l'aggiunto Tiziana Siciliano, capa di quello per la "tutela della salute, dell'ambiente e del lavoro", evidentemente travolta dai procedimenti. Oltre a non avere fascicoli, il dipartimento di De Pasquale ha anche un'altra particolarità: è diventato recentemente una fucina di "procuratori europei delegati", i pm della neo costituita Procura europea che ha lo scopo di perseguire i reati contro gli «interessi finanziari dell'Unione». Dei 14 pm italiani scelti per occuparsi delle frodi al bilancio comunitario e non, per fare un esempio, di quello italiano con le truffe sul reddito di cittadinanza, ben tre provengono proprio dal dipartimento di De Pasquale: Gaetano Ruta, Donata Costa, Sergio Spadaro. Quest' ultimo, peraltro, è attualmente indagato con De Pasquale a Brescia, Procura competente per i reati commessi dai magistrati milanesi, per non aver depositato alcune prove a favore degli imputati nel processo Eni-Nigeria. Una circostanza che sta creando imbarazzo a Lussemburgo dove ha sede la Procura europea. Spadaro, fresco di nomina da parte del Consiglio superiore della magistratura, che aveva messo in evidenza le sue capacità professionali, potrebbe essere allora defenestrato se, come recita il regolamento europeo «ha commesso una colpa grave». Certamente non una bella figura per l'Italia.

 

 

 

Elemento scatenante di questa situazione infuocata è sempre Storari, anch' egli indagato a Brescia per rivelazione di segreto d'ufficio per aver consegnato i verbali dell'ex avvocato esterno dell'Eni, Piero Amara, all'allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo. Storari ha sempre affermato di averlo fatto a causa dell'inerzia dei suoi capi nel fare accertamenti sulla rivelazioni di Amara, in particolare sugli appartenenti alla Loggia segreta Ungheria. Ma non solo: Storari, che assieme all'aggiunta Pedio aveva interrogato Amara, aveva evidenziato diverse anomalie nella deposizione e nella raccolta delle prove. Come quella di una registrazione, mai prodotta in dibattimento, in cui si pianificava il complotto contro i vertici dell'Eni. De Pasquale aveva poi ammesso di essere in possesso «già da tempo» di quella prova, spiegando di «non averlo né portato a conoscenza delle difese né sottoposto all'attenzione del Tribunale perché ritenuta non rilevante». Domani, comunque, la sezione disciplinare del Csm si esprimerà nei confronti di Storari visto che il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi ha chiesto per lui il trasferimento di sede e il cambio di funzioni. Quattro dei sei giudici della Sezione disciplinare hanno deciso di astenersi in quanto erano stati messi a conoscenza da Davigo del contenuto dei verbali delle dichiarazioni di Amara. Oggi pomeriggio, invece, è prevista sempre alla sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli l'udienza nei confronti di Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa e deputato renziano di Italia viva. Con Luca Palamara aveva partecipato all'incontro all'hotel Champagne di Roma dove si discusse della nomina del nuovo procuratore della Capitale. L'ex presidente dell'Anm, invece, hanno fatto sapere i suoi avvocati, ha depositato ieri alla Procura di Firenze, alla luce di queste astensioni, un esposto contro Davigo e Gigliotti. Costoro nel procedimento contro di lui, finito con la radiazione dalla magistratura, non si erano astenuti pur essendo all'epoca già a conoscenza delle dichiarazioni di Amara.

 

 

Il tuo browser non supporta il tag iframe