Dito puntato

Roberto Calderoli: "Uno schifoso silenzio, cosa e chi c'è dietro", il complotto contro la Lega

"Uno schifoso silenzio" sul referendum sulla giustizia. Roberto Calderoli, intervistato da Repubblica, punta il dito sulla stampa e la sinistra italiana, parlando di una sorta di boicottaggio sul voto popolare in programma il prossimo 12 maggio, che potrebbe cambiare il volto della magistratura italiana e di conseguenza i rapporti di forza dentro (e fuori) i tribunali. Una vicenda che si intreccia con quella della legge elettorale e delle trattative sul proporzionale in Parlamento. "Siamo sotto assedio, io e Salvini. Ma la legge elettorale non si cambia", mette in chiaro il vicepresidente del Senato e grande vecchio della Lega. "Una legge elettorale ce l'abbiamo, anche aggiornata rispetto al taglio dei parlamentari. Siamo in grado di andare a votare. Vuole sapere se è una buona legge? Le rispondo di no. Ma perché c'è solo un terzo di maggioritario. E ora vogliono aumentare ulteriormente la quota proporzionale. Ma siamo matti?".

 

 



"È chiaro - sottolinea Calderoli - che ci troviamo con una maggioranza ultra allargata, uno scenario completamente diverso da quello in cui si sono confrontati i partiti nel 2018. L'obiettivo, per l'interesse generale, dovrebbe essere quello di mettere a confronto un paio di modi diversi di vedere il Paese e uno dei due sottoporlo alla prova del governo per 5 anni. Ma a muovere i partiti oggi sono altri interessi. Insomma, non si può fare una legge solo perché uno non vuole litigare coi 5 Stelle e l'altro con Fratelli d'Italia. Siamo seri". C'è chi ritiene che questo sistema convenga a Salvini per evitare la contesa per la leadership con Giorgia Meloni. "Ma no - assicura Calderoli -, questo lo dicono Pd e 5 Stelle, non so quanti fra di noi e certo non Salvini: nel centrosinistra vogliono il proporzionale e ci attribuiscono intenzioni che non abbiamo". Con l'attuale legge, e le regole interne alla coalizione, se vince il centrodestra a Palazzo Chigi va la presidente di FdI: "Punto primo: i voti si contano nei seggi e non nei sondaggi. Punto secondo: l'incarico lo dà il capo dello Stato. Io ho firmato una legge che prevedeva l'indicazione del capo della coalizione e il programma di governo. Il Rosatellum ha cancellato questa norma, inficiando la logica del maggioritario, e nessuno se n'è accorto. Ora si fa appello a regole non codificate".

 

 



Il 12 giugno si va al voto per cambiare la giustizia, in un silenzio generale "schifoso". Colpa, suggerisce Calderoli, "della politica, anzitutto. Ricordiamo ancora con sdegno l'invito ad andare al mare fatto nel 1991. Oggi i partiti a doppia cifra non dicono nulla ma di fatto boicottano il referendum. È uno schifo. È un fatto oggettivo che la giustizia non funzioni, però da 40 anni il Pd e chi lo ha preceduto non ha il coraggio di prendere posizione per non inimicarsi chi la giustizia la amministra. Pensi che l'adesione alle tribune televisive l'avevamo data solo noi, i Radicali e i socialisti. Tutti gli altri sono arrivati alla fine". Calderoli critica anche la data scelta per la consultazione: "ma facendo votare un giorno solo e nel primo weekend di vacanza dopo la chiusura delle scuole, con due anni di pandemia alle spalle, peggio di questa data c'era solo il 15 agosto. Ma sono ottimista: oggi la percentuale di affluenza stimata è fra il 32 e il 33 per cento. Se facciamo un minimo di campagna d'informazione in questo mese arriviamo al quorum".