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Giorgia Meloni, scacco matto: come scatena la guerra in magistratura

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Spaccata l'opposizione, spaccata pure la magistratura. Giorgia Meloni su Pnrr e Corte dei Conti va per la sua strada, incassa la fiducia alla Camera tra le proteste di Pd e M5s (ma non dell'ex Terzo Polo) ma soprattutto vede incrinarsi l'asse delle toghe contro il governo, nonostante tutto. 

 

 



Da una parte, la saldatura tra magistrati contabili e toghe "politicizzate" è evidente, tanto che il Giornale parla di "partito dei giudici ufficialmente rinato" per "sabotare il governo". In agenda "assemblee, scioperi, diktat e invettive a mezzo stampa". La prova? Il documento partorito lunedì dalla Corte dei Conti dopo una assemblea durata 9 ore che esprime "Netta contrarietà alle due norme che sottraggono al controllo concomitante della Corte dei conti i progetti del Piano Nazione di Ripresa e Resilienza e prorogano l'esclusione della responsabilità amministrativa per condotte commissive gravemente colpose, tenute da soggetti sia pubblici che privati, riducendo di fatto la tutela della finanza pubblica. Non sono in gioco le funzioni della magistratura contabile ma la tutela dei cittadini". In ballo insomma ci sono i soldi e tanto, tanto potere. 

Ma proprio su questo punto, e sulla natura politica della protesta dei magistrati, si spacca il fronte. Una parte moderata dei magistrati contabili condivide l'impianto dei provvedimenti del governo, e c'è chi non esita a esporsi pubblicamente per stigmatizzare la deriva strumentale dei colleghi in toga. "E' sbagliato scioperare contro il ministro della Giustizia, è un’iniziativa dal sapore politico", sbotta Angelo Piraino, leader di Magistratura indipendente, rispondendo così sempre dalle colonne del Giornale al leader dell’Anm Giuseppe Santalucia , il capo-sindacalista dei magistrati, che ha minacciato lo sciopero contro la riforma della giustizia e l’intervento del Guardasigilli Carlo Nordio, che nei giorni scorsi aveva disposto un’ispezione ai giudici della Corte d’Appello di Milano dopo l’evasione dai domiciliari dell’imprenditore russo Artem Uss. Di carne al fuoco, insomma, c'è n'è tantissima. "Scioperare in questo momento - spiega Piraino - si presterebbe a essere letto come una protesta a prescindere dai contenuti, dal chiaro sapore politico, e costituirebbe una indebita pressione sugli organi disciplinari che devono valutare l’iniziativa del ministro". E sul Pnrr "lo stesso presidente della Corte dei Conti, pur criticando decisamente il provvedimento, ha riconosciuto che è il frutto dell’esercizio di legittime prerogative del legislatore, come hanno confermato anche eminenti costituzionalisti. È, dunque, una questione squisitamente politica, ma i rapporti tra magistratura e potere legislativo devono essere improntati a una indipendenza reciproca e dunque non trovo opportuno un intervento della magistratura ordinaria in questo dibattito".

 

 



Senza contare le parole, pesanti, di Sabino Cassese, di certo non tacciabile di simpatie governative, le cui parole sono state sottolineate anche dal fronte della maggioranza. "Oggi le opposizioni gridano allo scandalo, ma la norma sulla Corte dei Conti è stata voluta da Draghi e Conte. In quei governi, Pd e Cinque Stelle erano presenti. La coerenza parla e ci dice che le loro critiche sono deboli, strumentali e fanno male al Paese. Bene, dunque, la strada indicata da questo governo. L'Italia ha bisogno di una riforma dei controlli: se ne fanno troppi e molti sono inefficaci. Questo non lo diciamo noi ma Sabino Cassese, presidente emerito della Corte costituzionale". Pericoloso eversore anche lui?

 

 

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