L’opposizione ha insistito anche ieri. Carlo Nordio, ha detto Elly Schlein, «non può rimanere un minuto di più in carica». Il ministro della Giustizia deve lasciare il suo incarico: «Ha mentito al Parlamento, e quindi al Paese, sul “caso Almasri”». Il riferimento è al rimpatrio, il 21 gennaio scorso, dell’ufficiale libico dopo la mancata convalida dell’arresto della corte d’appello di Roma nonostante il mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale. E questo perla presunta negligenza del ministro della Giustizia. Un passo indietro: l’offensiva dell’opposizione si basa su una mail nella quale il capo del gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, sabato 19 gennaio avrebbe invitato il magistrato Luigi Birritteri, allora al vertice del dipartimento affari di giustizia, a trattare il caso con cautela e, in ogni caso, a proseguire la conversazione sull’app criptata Signal. Dimostrazione, secondo l’opposizione, che il Guardasigilli era a conoscenza del caso prima del 20 gennaio, come riferimento in Parlamento. «Delle due, l’una: o Nordio ha mentito o Bartolozzi gli ha nascosto le informazioni», ha detto Matteo Renzi, leader di Italia viva.
LA NUOVA CARTA
Ma da ieri, grazie al quotidiano giuridico on line Il Dubbio, c’è una novità che piccona tutta la narrazione secondo la quale Nordio sarebbe stato a conoscenza dell’“affaire” fin da domenica 19 gennaio. Si tratta di un’altra mail che proprio domenica 19, alle 14,35, Birritteri (ora in servizio alla procura generale della Cassazione) invia a un altro funzionario e alla stessa Bartolozzi (in copia) sul caso dell’arresto, a Torino, di Njeem Osama Almasri. «Concordo su una prima valutazione, fatti salvi i dovuti approfondimenti, inerente l’irritualità della procedura che sinora non vede coinvolto il ministero della Giustizia come autorità centrale competente». Birritteri prosegue facendo riferimento all’indomani: «Faremo le nostre valutazioni, sulla base della documentazione che ci verrà eventualmente trasmessa». Il contenuto della missiva diffuso dal Dubbio, dunque, conferma quanto sostenuto da Nordio nella sua informativa a Montecitorio del 5 febbraio. Ovvero sull’arrivo dell’atto completo del mandato d’arresto per Almasri solo il 20 gennaio. Il giorno precedente, come testimonia la mail di Birritteri, l’atto in base al quale il Guardasigilli avrebbe potuto autorizzare l’arresto dell’ufficiale libico non era ancora arrivato al ministero. A quell’ora era stata ricevuta solo un’informazione sommaria.
Carlo Nordio, chi sono i magistrati che decideranno sul ministro
Ha destato interesse il fatto che il tribunale dei ministri, chiamato a indagare su Giorgia Meloni, Carlo Nordio, Matteo...Non a caso giovedì scorso Nordio aveva bollato come nuts, sciocchezze, le ricostruzioni di questi giorni: «Gli atti che abbiamo smentiscono totalmente quanto è stato riportato, non so come e perché, dai giornali». In aggiunta, il Guardasigilli si era detto disponibile a riferire in Parlamento «quando sarà il momento». Circostanza confermata ieri dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani: «Il governo non è mai scappato dal confronto con il Parlamento e non ha paura di raccontare le cose come sono andate, però ricordiamo a tutti che c’è un’istruttoria del Tribunale dei ministri in corso, quindi il governo riferirà in Parlamento quando ci saranno le condizioni». Il riferimento è al collegio delle tre giudici investito dell’indagine su Nordio, e sugli altri componenti dell’esecutivo, per presunta omissione di atti di ufficio, favoreggiamento e peculato. A giorni il Tribunale dei ministri dovrebbe rendere pubblica la sua istruttoria.
IL CENTRODESTRA
Il ministro della Giustizia, in ogni caso, è determinato a tirare dritto. Giovedì ha bollato come wishful thinking, pensieri velleitari, le ipotesi sulle sue dimissioni. Ieri Giulia Bongiorno, che oltre a essere senatore della Lega è anche l’avvocato che difende i quattro componenti del governo sotto inchiesta (oltre a Nordio, ci sono anche Giorgia Meloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano e Matteo Piantedosi), si è vista accogliere la richiesta di visionare gli atti dell’indagine legati alla mancata consegna dell’ufficiale libico. Poi c’è il fronte della violazione del segreto istruttorio in merito alla divulgazione delle notizie relative al procedimento. Una denuncia è stata presentata dallo stesso Tribunale dei ministri e ieri il senatore Sergio Rastrelli, di Fratelli d’Italia, ha presentato al ministro della Giustizia un’interrogazione per «accertare come e da chi sia stata resa possibile la trasmissione di notizie secretate». Nella fattispecie la trasmissione a Renzi, che la settimana scorsa «ha riferito particolari della vicenda fino a quel momento non noti».