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Le bugie dei magistrati sulla nuova giustizia

Ora ripartirà la campagna per il referendum: facciamo chiarezza sul clamoroso "falso" con cui la Anm ha aperto la discussione
di Fabrizio Cicchitto domenica 30 novembre 2025

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3' di lettura

Dopo i fuochi d’artificio dovuti alle elezioni regionali, ricomincerà in pieno la campagna per il referendum sulla separazione delle carriere. Il suo inizio però è stato già segnato da qualche polemica assai significativa. In primo luogo, è evidente che l’Anm nel suo complesso ha aperto la campagna referendaria con una clamorosa bugia, sostenendo la tesi che la legge in discussione vuole affermare la sottomissione dei pubblici ministeri all’esecutivo: testi alla mano, è stato dimostrato che addirittura l’affermazione costituzionale della piena autonomia della magistratura anche inquirente vera e riaffermata e anzi accentuata. A seguire, colui che è stato incoronato dai media come portavoce dell’Anm, sempre senza contraddittorio cioè il procuratore Gratteri, è stato colto con le mani nel sacco di una citazione falsa di Giovanni Falcone: un autogoal. Ma le cose non si sono fermate qui. Augusto Barbera, Presidente emerito della Corte Costituzionale, la cui competenza scientifica è da tutti riconosciuta, oltre alla sua originaria posizione di sinistra, in una intervista al Corriere ha sostenuto le ragioni del Sì lungo due filoni, il primo di tipo polemico, l’altro sul piano della testimonianza politica e culturale di tutta una storia di sinistra, ma per sua natura del tutto garantista.

Sul piano polemico Barbera ha ridicolizzato quei sostenitori del No i quali, inorriditi e scandalizzati, hanno ricordato che la proposta di separazione delle carriere era contenuta in un famoso testo programmatico di Licio Gelli. Barbera ha ricordato che in quel testo era anche contenuta, in segno di disprezzo per la quasi inutilità dell’istituzione, la proposta di riduzione del numero dei parlamentari. Indicazione poi risultata disastrosa per la funzionalità del Parlamento che è stata realizzata proprio dal governo Pd-M5S. Ma Barbera ha infilzato il coltello in modo ben più profondo.

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Da un lato egli ha messo in evidenza che la separazione delle carriere è una conseguenza indispensabile e naturale del rito accusatorio. Oltre a ciò egli ha rivendicato la natura garantista della sinistra, rovesciata dalla scelta forcaiola fatta dal ‘68 in poi dall’area comunista e da quella extra parlamentare di Magistratura Democratica. Alle origini Magistratura democratica guidata da Adolfo Beria D’Argentine aveva (1964) una impostazione garantista e liberal democratica in contrasto con la destra reazionaria della magistratura erede del Fascismo. Successivamente all’interno di MD si è affermata una componente ideologicamente comunista, anzi leninista (con due diramazioni, una ortodossa interna al Pci, l’altra extraparlamentare) che pensarono bene di tradurre proprio il leninismo in giustizialismo per una ragione assai seria: nel momento in cui il Pci a partire dalla “svolta di Salerno” (1944) ispirata da Stalin e messa in atto da Togliatti che escludeva la via insurrezionale vista la divisione del mondo affermatasi a Yalta, ecco che il Leninismo era diventato pura declamazione ideologica a meno che esso, partendo dalla concezione gramsciana dell’uso delle “case matte” tipiche della società civile dell’Occidente (scuola, cultura, editoria, giornalismo e appunto magistratura) non si traducesse nell’uso politico della Giustizia.

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Di qui la teoria poi tradotta in giurisdizione del rovesciamento della “neutralità del diritto e del giudice” che utilizza gli strumenti offerti dal codice contro i grandi gruppi capitalistici e contro i partiti moderati, conservatori e riformisti. Di qui Mani Pulite prima e le azioni giudiziarie contro Berlusconi poi. Oggi la separazione delle carriere è anche il ritorno di un passato riformista e garantista (in parte impersonato dallo stesso ministro Nordio) tipico di una parte della sinistra che non a caso, come il comitato Vassalli per il Sì, si rifà al ministro della Giustizia che è stato a suo tempo il protagonista della adozione del rito accusatorio.

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