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Isabella Bertolini smaschera le toghe: "Hanno capito che le loro sceneggiate non pagano"

di Brunella Bolloli domenica 18 gennaio 2026

3' di lettura

«Mi sembra che quelli dell’Anm abbiano fatto marcia indietro rispetto alle sceneggiate dell’anno scorso. Devono aver capito che le azioni di protesta con la Costituzione in mano e le minacce di scioperi non servono ai cittadini».

Isabella Bertolini commenta le decisioni uscite dal direttivo dell’Associazione nazionale magistrati. Penalista, già parlamentare di centrodestra e oggi membro laico del Csm, Bertolini è anche segretario del maxicomitato “Sì Riforma”, presieduto da Nicolò Zanon e composto da magistrati, giornalisti e professionisti del diritto.

L’Anm ha abbassato i toni perché l’attuale presidente, Cesare Parodi, è iscritto a Magistratura indipendente e non a Magistratura democratica, la corrente più politicizzata? 
«No. Secondo me hanno capito che le manifestazioni, gli scioperi, il rifiuto di sedersi a un tavolo con il governo, che li aveva invitati a confrontarsi, non hanno portato risultati. I cittadini continuano a non avere fiducia nella magistratura e a ritenere necessaria questa riforma. Alzare i toni, evidentemente, non ha premiato. L’Anm quindi ora tenta di tornare nei ranghi».
Il dibattito sul referendum, e sulla giustizia in generale, è però altamente politicizzato. Non crede? 
«Infatti noi auspichiamo che si torni a parlare nel merito della riforma, al di là degli schieramenti. E lo dico da segretario di “Si Riforma”: noi vorremmo confrontarci con i magistrati e con i rappresentanti del No nel merito di questa riforma, non rispondere alle loro menzogne».
Si riferisce ai manifesti ingannevoli appesi nelle varie stazioni ferroviarie? 
«Certo. Manifesti che non dicono la verità e ciò dimostra che chi li ha voluti così non ha rispetto per i cittadini, perché non si può mentire alla gente, bisogna fare chiarezza».
Eppure quei cartelloni pubblicitari sono ancora lì, visibili. 
«Sono ancora lì, ma la questione è che non hanno argomenti da offrire. La sensazione che se ne ricava è che i sostenitori di quella campagna falsa vogliano difendere la “casta” dei magistrati altrimenti non userebbero un’informazione non veritiera. Glielo abbiamo fatto notare, ma su questo non rispondono. Il fatto che a mentire siano magistrati non mi sembra un bel segnale».
Ci spiega le voci di un possibile rinvio della data del referendum. È possibile? 
«È stato un tentativo dilatorio, un prendere tempo nella speranza di spostare in avanti la competizione da parte di quelli del Comitato per il No che, avendo visto i sondaggi, sono in evidente difficoltà. Ma c’è anche un tentativo di monetizzare».
Più risorse per la campagna elettorale? 
«Esatto. Quando ogni comitato referendario raccoglie firme c’è un rimborso elettorale, un euro a firma: 500mila euro. Poi c’è stato il tentativo dilatorio, ma il governo si è mosso dentro i parametri costituzionali, quindi penso che nessun Tar potrà accogliere tale richiesta».
Perché bisogna votare sì alla riforma per la separazione delle carriere? 
«Perché è una riforma attesa da anni, da quando è in vigore il Codice Vassalli; perché il giudice deve essere autonomo e libero e questa è una riforma di libertà e indipendenza che porta vantaggi per i cittadini, non è una riforma di parte infatti molti magistrati sono a favore e anche molti esponenti del centrosinistra. La riforma non si limita però solo alla separazione delle carriere, ma anche a riformare il Csm, percorso necessario perché il Csm sarebbe, e sottolineo sarebbe, un organo di alta amministrazione, non un organo di rappresentanza dei magistrati. E il sorteggio serve per scardinare il sistema delle correnti».
L’opposizione ha criticato lei e la sua collega Eccher, membri laiche del Csm, perché siete nel Comitato per il Sì. Cosa risponde? 
«Noi siamo innanzitutto liberi cittadini, io nella vita sono un avvocato e il Csm sulla separazione delle carriere si è già espresso con un voto pubblico nel quale sia io che la collega Eccher abbia votato un parere a favore della riforma. La mia è una battaglia di civiltà da cittadina. I togati stanno facendo la loro per il No, addirittura con un comitato, è legittimo che io faccia la mia».

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