Vi ricordate la doppia aggressione, sabato scorso, attorno alla stazione di Roma Termini? Un uomo in fin di vita, spedito in coma per uno scambio di persona, e un rider accerchiato e picchiato. Grazie all’encomiabile lavoro delle forze dell’ordine erano subito stati fermati sei extracomunitari, irregolari e non. Bene, anzi male, malissimo, perché a distanza di una settimana, solo due sono ancora in carcere. Gli altri quattro? Liberi.
Un’escalation di episodi che sta facendo finire nel gorgo l’intero Paese. I criminali rubano, aggrediscono, uccidono e la magistratura li grazia, rimettendoli in libertà a tempo di record. E soprattutto vanificando gli sforzi degli uomini e delle donne in divisa. Da inizio anno, oltre al poker di scarcerazioni concesso nella Capitale, si registrano altre tre situazioni degne di nota. Purtroppo.
IL CORTOCIRCUITO
La prima: a Marsciano, in provincia di Perugia, i carabinieri hanno arrestato due volte nello stesso giorno (era il 5 gennaio) la stessa persona, un 29enne albanese, prima per spaccio e poi per violazione di un provvedimento di espulsione. Nonostante la doppietta, però, ha trovato un giudice magnanimo che lo ha subito liberato. E dire che dopo aver forzato l’alt si era lanciato in una fuga lunga tre chilometri: era in possesso di sette grammi di cocaina e denaro cash raccolto tra i clienti. In caserma era pure emerso come fosse gravato da un decreto che gli imponeva il divieto di rientrare in Italia per cinque anni. Evidentemente non era abbastanza per finire dietro le sbarre.
La seconda: alla stazione di Porta Nuova, a Verona, martedì scorso la polizia ha arrestato un 28enne egiziano. Dopo averlo bloccato mentre urlava frasi sconnesse, gli agenti gli hanno trovato un machete nascosto nel giubbotto: una lama lunga 26 centimetri che il gentiluomo ha provato a brandire per colpirli. Il magistrato competente, confermando il provvedimento, ha però deciso di rimetterlo in libertà in attesa del giudizio. Un potenziale accoltellatore, dunque, nel giro di ventiquattro ore è tornato a frequentare le stesse strade di famiglie, anziani e bambini.
La terza: a Benevento, giusto due giorni fa, un 44enne italiano ha prima speronato una volante della polizia e poi ha picchiato gli agenti. Ovviamente arrestato, durante il processo per direttissima è stato premiato con un semplice obbligo di firma. Tirando le somme, nelle prime due settimane del 2026 almeno sei delinquenti (potrebbero anche essercene altri, sfuggiti alle cronache) sono stati individuati e ammanettati inutilmente. Salvati dalla magistratura per effetto di quella sfilza di cavilli che, in punta di diritto, gli consente di scampare il carcere nonostante la loro pericolosità.
Praticamente ogni due giorni un balordo viene arrestato e subito rilasciato. Un problema ricorrente, da Nord a Sud. Qualche giorno fa, giusto per rendere l’idea dell’aria che tira, il questore di Roma, Roberto Massucci, in un’intervista al Corriere ha commentato sconsolato i raid di Termini.
IL CASO ROMANO
«Sulla stazione, e non solo, è arrivato il momento di fare una riflessione pacata ma ampia: bisogna trovare una soluzione compatibile con l’ordinamento giuridico perché se alla prevenzione efficace delle forze dell’ordine non seguono provvedimenti concreti per chi commette i reati, allora c’è qualcosa che non funziona», ha spiegato. Aggiugendo che al Quarticciolo, una delle periferie multietniche più calde della Capitale, «nel 2025 abbiamo arrestato 200 persone, alcune anche più volte, ma in carcere oggi ce ne sono una ventina». Tradotto: il 90 per cento dei fermati (novanta!) è libero di girare nello stesso quartiere -fortino per ricommettere gli stessi reati. Robe da pazzi.
La palma di follia più atroce, però, la vince quella giudice del Tribunale di Milano che si era rifiutata di convalidare il fermo di un 25enne maliano trattenuto in un Centro per i rimpatri dopo le accuse di maltrattamenti da parte dell’allora compagna. Non era “socialmente pericoloso”, secondo la toga, dunque meritava la libertà. Nove mesi dopo ha aggredito e stuprato una 19enne nel buio della stazione di San Zenone al Lambro.
La polizia arresta, i giudici liberano. Così è dura. Durissima.