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Enrico Grosso, la foglia di fico dell'Anm? Finanziamenti alle toghe, cosa emerge

di Roberto Tortoramartedì 17 febbraio 2026
Enrico Grosso, la foglia di fico dell'Anm? Finanziamenti alle toghe, cosa emerge

2' di lettura

Negare tutto, negare sempre. È la linea dell’Anm, che affida la difesa all’avvocato Enrico Grosso, presidente onorario del comitato referendario “Giusto dire No” e professore ordinario di Diritto costituzionale dell’Università Torino.

Le toghe sono all’angolo, cosa nascondono? Dopo l’interrogazione parlamentare di Enrico Costa (FI), che parla di possibile “forma di finanziamento indiretto all’Anm”, il ministero della Giustizia ha scritto a Cesare Parodi invitando – per “opportunità” – a pubblicare “nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal comitato Giusto dire No da parte di privati cittadini”. 

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Come racconta Il Foglio, la risposta è un muro di gomma. Grosso liquida tutto come una “bufala che nasce dalla malafede, perché il Comitato è un soggetto giuridico del tutto separato e autonomo dall’Anm”. Peccato che, per smentire le bugie del prof. avv. Grosso, basti leggere statuto e sito dell’Anm per scoprire che la realtà va in direzione opposta. Il Comitato, infatti, nasce su mandato dell’assemblea dell’Anm.

I soci fondatori sono membri del Comitato direttivo centrale dell’Anm, incluso Parodi. Grosso arriva dopo, come presidente “onorario”: l’articolo 5 gli attribuisce soltanto “funzioni rappresentative dei principi ispiratori del Comitato”. Tradotto: nessun potere decisionale. Il presidente esecutivo è Antonio Diella, magistrato del Cdc dell’Anm. I vicepresidenti sono Graziano Marinella e Giuliano Gerardo, entrambi del Cdc. Il tesoriere è Giulia Locati, anche lei del Cdc. Una coincidenza? Difficile sostenerlo.

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Non basta. L’articolo 3 stabilisce che il Comitato ha sede legale “presso l’Associazione nazionale magistrati”. Inoltre deve dare “attuazione alle direttive generali fissate dal Comitato direttivo centrale dell’Anm (Cdc)” e coordinarsi con la “Giunta esecutiva sezionale dell’Anm del distretto”. Nello statuto la sigla Anm compare sette volte in quattordici articoli. Eppure per Grosso resta tutto “separato e autonomo”. Una curiosa interpretazione della realtà: quando i documenti scrivono nero su bianco una dipendenza strutturale, si proclama l’indipendenza. Carta, però, canta.