È stato un confronto “ai vertici” sulla riforma della giustizia, quando ormai manca meno di un mese al referendum. A Palermo, ieri, hanno duellato dialetticamente il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. Un faccia a faccia dai toni accesi, ma anche denso di argomentazioni tecniche. Nordio ha subito messo in un angolo eventuali letture politiche del voto: «Se passerà il Sì, il nuovo Csm verrà composto secondo i criteri della riforma, se dovesse passare il No ci adegueremo in modo molto rispettoso alla volontà popolare e non ci sarà nessuna conseguenza né sul governo, né sul Parlamento, né sul ministero della Giustizia e nei rapporti con la magistratura».
Un modo per ribadire che il referendum non è un’ordalia sull’esecutivo, ma una scelta di merito sull’oggetto della consultazione. Il cuore del dibattito è stato, ovviamente, la separazione delle carriere. Il Guardasigilli ha rivendicato la solidità costituzionale del testo: «Abbiamo enfatizzato l’autonomia del pm». E ancora: «Noi abbiamo elevato l’indipendenza del pm perché l’attuale articolo 107 della Costituzione prevede che la sua figura sia disciplinata da legge ordinaria. Con la riforma ne abbiamo enfatizzato l’autonomia. Ma forse chi è contrario alla riforma non ha letto bene il nostro testo». Parole che ribaltano l’accusa di voler indebolire l’accusa pubblica: per Nordio, la riforma rafforza e chiarisce, non depotenzia.
Sul nodo più sensibile, quello dei rapporti con la polizia giudiziaria, il ministro è stato netto: «Non toccheremo l’articolo della Costituzione che dice che il pubblico ministero dispone della polizia giudiziaria». Sostenere il contrario, dice il Guardasigilli, «è un processo alle intenzioni». A chi parla di arretramento delle garanzie, Nordio risponde sul piano tecnico e formativo: «Oggi ti trovi a 26 anni a dare direttive a un colonnello senza avere la preparazione: non esiste una scuola di tecnica delle indagini». La separazione, nelle sue intenzioni, servirebbe anche a specializzare e rendere più solida la funzione requirente.
Conte ha attaccato su più fronti, parlando di tentativi di giungere a una «giustizia addomesticata» e denunciando un presunto tentativo di «disarticolare» la magistratura. Ha detto il leader pentastellato: «Perché non l’avete fatto in Parlamento il confronto con le opposizioni invece di blindare la riforma? Ora ci volete far credere che in fase attuativa, semmai dovesse vincere il sì al referendum, vi confronterete con le opposizioni?». Ma proprio su questo punto Nordio ha teso la mano: «Quando avremo vinto apriremo un confronto con il mondo dell’avvocatura, i magistrati e il mondo accademico per la fase delle leggi di attuazione». E ha aggiunto: «In sede di confronto ci sarà ampia possibilità di discussione. Finora non c’è stata perché alla notizia della riforma l’Anm ha risposto con lo sciopero».
Nel passaggio più duro, Nordio ha affondato: «Contro questa riforma, non avete argomenti né giuridici né costituzionali e siete costretti, e parlo da politico, o al processo alle intenzioni o a una polemica su cose che non hanno niente a che vedere con la riforma in quanto tale. Io ho cercato di esprimermi in termini istituzionali... ma devo prendere atto che avete risposto con polemiche sterili e con slogan astratti, quasi metafisici».